Home Nazionale Israele ritira gran parte delle truppe da Gaza ma i raid continuano: ancora vittime

Israele ritira gran parte delle truppe da Gaza ma i raid continuano: ancora vittime

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Tel Aviv – Le forze di difesa israeliane hanno ritirato la maggior parte delle truppe di terra entrate a Gaza nei giorni scorsi, nell’ambito dell’operazione “Confine protettivo” avviata l’8 luglio scorso. Lo hanno riferito i media dello Stato ebraico, precisando che nella notte sono stati colpiti solo 15 obiettivi nella Striscia, parallelamente alla riduzione del lancio di razzi contro Israele. Sulla linea di confine resteranno, secondo fonti militari, solo poche decine di soldati.
Sulla Striscia sono state, comunque, un’altra notte e mattinata di raid che hanno provocato la morte di 54 palestinesi. Dieci di loro sono vittime dopo il lancio di un missile israeliano nelle immediate vicinanze di una scuola gestita dall’Onu a Rafah. Il portavoce del ministero della Sanità della Striscia, Ashraf al-Qedra, ha parlato di “un vero massacro” con nove persone di una stessa famiglia colpite nella loro casa. Per il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon questo attacco è “un insulto morale ed un atto criminale”. Sono 1.766 i palestinesi uccisi e oltre 9.500 quelli feriti nei 27 giorni di operazione israeliana a Gaza. “Due terzi delle vittime sono civili, tra loro donne, bambini ed anziani”, ha precisato il portavoce.
Trovato morto il soldato israeliano – Nella notte fonti della Difesa israeliana hanno riferito che Hadar Goldin, il sottotenente 23enne di cui Hamas aveva rivendicato il rapimento salvo poi smentire, è morto venerdì. I funerali si terranno nel pomeriggio. Il giovane, 23 anni, era cugino di secondo grado del ministro della Difesa Yoshe Yaalon. Lo ha rivelato su Facebook lo stesso ministro, scrivendo che conosceva il giovane, 23 anni, “da quando era nato”. Secondo quanto ricostruito, il militare, ufficiale della Brigata Givati, faceva parte di un gruppo di soldati che aveva scoperto un tunnel di Hamas in un’area rurale nei pressi di Rafah e che stava lavorando alla sua demolizione quando è stato attaccato dai militanti venerdì mattina.
Israele “ha ingannato” il mondo, accusando Hamas di aver rapito un soldato, che invece era morto in battaglia. L’accusa è arrivata dal portavoce del movimento di resistenza islamico, Sami Abu Zuhri. “Israele – ha tuonato – ha ingannato il mondo quando ha sostenuto che un soldato era stato rapito. Lo ha fatto per violare la tregua e condurre un massacro a Rafah”.
I colloqui al Cairo – Una delegazione di Hamas e della Jihad islamica è arrivata al Cairo per colloqui sulla tregua che saranno condotti attraverso la mediazione dell’Egitto e degli Stati Uniti. Nella capitale egiziana è arrivata una delegazione composta da sei persone, guidata Ezzat al-Rishq, componente dell’ufficio politico di Hamas mentre non sarà presente alcun rappresentante israeliano.
Ue: “Fermare il bagno di sangue, ci sono limiti a obiettivi militari” – Bisogna fermare “il bagno di sangue a Gaza”, Israele ha il diritto a vivere in pace, ma “sappiamo che ci sono limiti a quello che le operazioni militari possono raggiungere”. E’ l’appello arrivato dall’Unione Europea, per bocca del presidente della Commissione Jose Manuel Barroso e del presidente del Consiglio Ue Herman Van Rompuy. “Da oltre tre settimane – si legge in una nota congiunta – Gaza sta soffrendo un’intollerabile violenza. Deploriamo la terribile perdita di vite umane, tra cui quella di donne e bambini innocenti”. Tutto questo, scandiscono i due leader Ue, “deve finire immediatamente”.