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Imprese: il 45% delle medie prevede aumento fatturato nel 2014

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Milano, 13 ott. (Adnkronos) – Per il 2014 il 45% di medie imprese industriali italiane prevede un aumento del fatturato (contro il 38% a consuntivo nel 2013) e il 38% un incremento della produzione (è stato invece il 34% a registrarlo per lo scorso anno). E’ quanto emerge dall’indagine annuale sulle medie imprese industriali italiane (tredicesima edizione) condotta dal Centro Studi di Unioncamere e dall’Ufficio Studi di Mediobanca. Tra il 2003 e il 2012 il numero delle medie imprese è diminuito di 535 unità. La variazione rappresenta il saldo tra 3556 ingressi e 4091 uscite che hanno generato un tasso di turnover (rapporto tra movimenti complessivi e consistenza di inizio periodo) pari al 191,3% riconducibile, per lo più, ad una forte turbolenza verificatasi attorno alle soglie inferiori di fatturato e dipendenti (5993 imprese ovvero il 90,4% dei movimenti totali).
L’indagine copre l’universo delle medie imprese manifatturiere italiane definite nella classe 50-499 dipendenti e 15-330 mln di fatturato. Con l’ultimo censimento, riferito al 2012, sono state individuate 3463 società che assicurano il 16% circa del valore aggiunto dell’industria manifatturiera italiana, con un’incidenza attorno al 16% delle esportazioni nazionali; la maggiore concentrazione di imprese è nelle aree del Nord Est Centro (49,2% del totale) e in Lombardia (31,3%). Inoltre, 1022 medie imprese (29% del totale) hanno sede in distretti e 425 (12%) in altri Spl. L’attività prevalente delle medie imprese riguarda i settori tipici del made in Italy che, nel 2012, rappresentano il 61,6% del valore aggiunto e il 66,3% delle esportazioni. Il settore più rilevante è la meccanica che ha assorbito il 40,6% del valore aggiunto e il 43,3% delle esportazioni.
Nel decennio 637 imprese hanno, invece, varcato le soglie dimensionali superiori accedendo all’area delle società medio-grandi. L’indagine segnala inoltre che, circa il saldo prodotto da cause indipendenti dalle soglie dimensionali, le liquidazioni e le cessazioni dovute a procedure concorsuali sono state alla base del 52,9% dei deflussi rappresentando, nel decennio, un fenomeno ampiamente superiore rispetto a quello di segno opposto espresso dalle nuove costituzioni (-450 contro +126). (segue)