Roma, 13 ott. (Adnkronos) – “Ai superstiti dei tanti naufragi mancava solo di essere presi di mira dal ‘costume degli antenati’, ovvero dall’operazione ‘Mos maiorum’; da oggi devono anche nascondersi per fuggire dall’apparato poliziesco che gli da’ la caccia”. Lo afferma in una nota il Cir, Consiglio italiano per i rifugiati.
Nel documento del consiglio Ue del 10 luglio, prosegue la onlus che si occupa di diritti dei migranti, si legge che obbiettivo primario dell’operazione è “fermare migranti irregolari e raccogliere informazioni rilevanti a scopo di intelligence e investigazione”. Ma come fanno, si chiede il Cir, “i 18mila poliziotti degli Stati membri coinvolti nell’operazione, a distinguere tra profughi, richiedenti asilo e migranti irregolari? E ancora: come si fa a ‘identificare, perseguire e fermare gruppi della criminalità organizzata’ se i gruppi di trafficanti hanno sede in nord Africa e Medio oriente, ovvero in paesi fuori dalla zona operativa di Mos maiorum?”.
“Per quanto riguarda – continua – l’intenzione di ‘raccogliere e analizzare informazioni sui cosiddetti movimenti migratori’: invece di creare meccanismi utili “ad evitare queste forme di migrazione, l’operazione si concentra su questi traffici “che esistono solo per l’assenza del diritto alla libera circolazione dei rifugiati in Europa. Sulla pelle dei rifugiati – conclude Christopher Hein, presidente del Cir – e dei richiedenti asilo, si sta giocando una lotta politica sui futuri orientamenti dell’Unione e dei singoli stati membri, rispetto a temi chiave quali la protezione internazionale, il diritto d’asilo e il rispetto dei diritti umani”.