Home Attualità Economia Il Consorzio di Bonifica lancia la sfida della trasparenza

Il Consorzio di Bonifica lancia la sfida della trasparenza

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Il Consorzio di bonifica di Arezzo intende fare massima chiarezza su cifre e impegni per la salvaguardia di un territorio trascurato da chi avrebbe dovuto proteggerlo e che ora lancia demagogiche battaglie destinate a spegnersi presto, creando soltanto false aspettative nei cittadini, secondo quanto appare chiaro dalle ultime sentenze della Commissione regionale e dalla Cassazione che sono favorevoli ai Consorzi.
Da puntualizzare, tra l’altro, che la bolletta che il Consorzio invia annualmente ai possessori di case e appartamenti sul territorio di competenza nasce sulla base di un “Piano di Classifica” rispettoso della legge, oggetto di una delibera del Consiglio Provvisorio del Consorzio adottata nel 2008 con la presenza attiva dei rappresentanti del Comune e della Provincia di Arezzo e con controllo finale di legittimità della Giunta Provinciale di Arezzo.
Il sospetto è che un apparato politico che stenta a rinnovarsi voglia impadronirsi di risorse che la legge ha destinato ad un ben preciso bene pubblico e che quindi tali devono restare. Forse è il modello basato sulla vera sussidiarietà e la gestione diretta dei cittadini che sta dando tanto fastidio ad Arezzo.
Comunque, per provare a fermare lo stillicidio di attacchi pretestuosi al Consorzio di Bonifica appare necessario puntualizzare alcuni aspetti sulle situazioni che il Consorzio si è trovato ad affrontare sul territorio: fino al dicembre 2012 la manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua minori, nei tratti che attraversano i “centri abitati”, era di competenza del Comune e certo la situazione, sotto gli occhi e nella memoria di tutti, non era certo quella ottimale.
Occorre poi ricordare che il Consorzio ha iniziato la propria attività nell’estate del 2008, riscontrando nella zona di Arezzo una generale situazione di abbandono sui corsi d'acqua minori come il Gavardello, Maspino, Fosso del Fusato, Vingone di San Giuliano, Torrente Lota, Borro di Biazzano, Rio Chianicella e Rii nella zona di Olmo-Rigutino-Frassineto che in molti casi si protraeva da decenni, senza che le autorità locali preposte alla manutenzione avessero provveduto ad affrontare la situazione.
Anche le situazioni di Fossatone, Rio Sellina e Rio Valtina (sembra forse una ripetizione di quello scritto al successivo capoverso, allora qui si potrebbe parlare in generale dei “corsi d’acqua aretini che sono stati oggetto di criticità…”), oggetto di criticità anche nei recenti eventi alluvionali, scontano il fatto di non essere state tenute precedentemente in sicurezza idraulica.
Ma il Comune di Arezzo, malgrado gli attacchi continui, non ha esitato a rivolgersi al Consorzio per consegnargli situazioni incancrenite e incagliate da anni, come il Rio Valtina in zona Bagnoro o il Rio Sellina in zona San Marco. Ma appunto ora tocca al Consorzio occuparsene, Consorzio che non ha mai mancato e non mancherà mai ai propri doveri, previsti dalla legge, di tutela del territorio e delle acque.
Allora serve chiarezza. E un approccio più sereno e di collaborazione che superi le inutili polemiche e consenta di creare un clima corretto, permettendo ad un istituto che ha un compito decisivo per il bene del nostro territorio, quello della regimazione delle acque e della bonifica, di operare al meglio a servizio dei cittadini.
E’ questo lo scopo che spinge il Consorzio di Bonifica a rendere ancora una volta con la massima chiarezza e trasparenza l’utilizzo anche degli strumenti economici a sua disposizione analizzando molto semplicemente i flussi di cassa che riguardano la struttura: a fronte di un’emissione di bollettini nel Comune di Arezzo per 3 milioni 319mila euro negli anni dal 2009 al 2013, quindi in 5 anni, il Consorzio stesso ha incassato effettivamente dagli “avvisi bonari” il 60% di quanto dovuto, quindi circa due milioni di euro. Di questi fondi, come il Consorzio stesso è in grado di dimostrare cifre alla mano in qualsiasi momento, ha utilizzato oltre 1 milione e 700mila euro per lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria nel Comune di Arezzo, alcuni dei quali citati in apertura.
Considerato che il Consorzio ha operato non solo nel Comune di Arezzo ma, a causa degli allarmi maltempo e delle difficili condizioni di molte zone, in tutti i Comuni della Valdichiana Aretina realizzando n° 150 lavori dal 2009 al 2013 per oltre complessivi € 5.000.000,00 , non si capisce quali ingenti risorse sarebbero state sottratte ad Arezzo, visto che i restanti 300mila euro, la differenza tra quanto incassato e quanto speso, in 5 anni, sono appena 300.000 euro che fanno circa 60mila euro all’anno utilizzati per il funzionamento della struttura. Sarebbe questo lo sperpero?