Roma, 16 set. (Adnkronos) – Matteo Renzi interviene per 45 minuti in aula alla Camera per rilanciare il programma dei 1000 giorni, parlando di politica estera, lavoro, riforma della giustizia e della Pa, legge elettorale. Nel corso dell’informativa, il premier incassa una dozzina di battimani, un paio anche bipartisan, soprattutto nel passaggio sulla riforma della giustizia. Al termine, standing ovation dei deputati del Pd per il presidente del Consiglio.
Più convinti gli applausi quando Renzi promette una riforma dei diritti civili, quando difende la nomina di Federica Mogherini a Lady Pesc e l’importanza per il ruolo che il nostro Paese ha nella politica estera. Apprezzato Renzi quando parla di riduzione del carico fiscale, di soluzioni al problema della disoccupazione, soprattutto giovanile e quando sottolinea come un avviso di garanzia non possa rappresentare un vulnus all’esperienza politica o, citando il caso Eni, all’attività di un’azienda.
Quanto al modo di ‘stare sulla scena’ nell’emiciclo di Montecitorio, Renzi conferma come un suo tratto caratteristico sia quello di mettere le mani in tasca. Nel suo discorso di insediamento da presidente del Consiglio era stato oggetto di qualche critica da alcuni tra i parlamentari di lungo corso per un gesto un po’ irrituale in un’aula parlamentare. Oggi, probabilmente, non ci si fa più caso.
E le mani in tasca, Renzi le ha messe, una decina di volte (più la sinistra che la destra), anche oggi. E’, quella del premier, una gestualità accentuata e che assume diverse forme, come quando con le dita della mano destra unite tocca il petto se parla di ‘noi’ (il governo) o di se stesso. Anche l’indice puntato in questa o quella direzione, o verso il basso, rientra nella gamma dei gesti del premier in aula. A volte (oggi è accaduto) la sottolineatura di qualche passaggio importante ha bisogno di entrambi gli indici.