Londra, 22 set. (AdnKronos) – Chiusa la partita del referendum scozzese, per il premier britannico David Cameron se ne apre un’altra, altrettanto difficile, nella quale dovrà fare fede alle promesse di maggiore devolution fatte alla Scozia e, allo stesso tempo, dare risposte alle domande di maggiore autonomia che giungono dalle altre nazioni del Regno Unito, in primis l’Inghilterra.
Il premier oggi incontra nella dimora di campagna di Chequers, nel Buckinghamshire, un gruppo di 20 parlamentari conservatori pronti a dare battaglia a Westminster se Cameron, nel concedere nuovi poteri alla Scozia, non prenderà impegni altrettanto certi per introdurre una nuova “home rule” per l’Inghilterra. Si tratta della annosa questione dei “voti inglesi per le leggi inglesi”, tornata alla ribalta dopo il referendum della scorsa settimana.
I Tories, che erano pronti a sfiduciare Cameron in caso di sconfitta, lo accusano ora di essere stato troppo ‘generoso’ nelle concessioni fatte alla Scozia e chiedono una tabella di marcia ben definita anche per le riforme costituzionali da applicare in Inghilterra. Senza un impegno preciso, ha ammonito il capogruppo conservatore Michael Gove, sarebbe “impossibile” concedere nuove forme di devolution a Edimburgo. Inoltre, viene messa in discussione anche la cosiddetta ‘Barnett Formula’, il sistema di compensazione delle risorse pubbliche che vengono distribuite nel Regno Unito, in base al quale, attualmente, gli scozzesi ricevono 1.600 sterline pro capite più degli altri sudditi.
I 20 parlamentari conservatori che Cameron si troverà di fronte danno voce ad un malcontento generalizzato nel partito, che potrebbe tradursi nel mancato sostegno al piano per la Scozia annunciato da Cameron durante la campagna referendaria, insieme al leader laburista Ed Miliband e al vice premier e leader liberal democratico Nick Clegg. Per questo, Downing Street si è affrettata a confermare che l’impegno del premier verso la Scozia sarà onorato, “senza se e senza ma”.