(AdnKronos) – “Non si può dunque automaticamente traslare il confronto fabbisogno standard-spesa in parametro di efficienza”, precisa ancora il sottosegretario al Mef Enrico Zanetti. “Ma questa banca dati – sottolinea Zanetti- in prospettiva potrà dare una valutazione dell’efficienza dei servizi e consente di farsi una prima idea sulla gestione delle amministrazioni, rendendo pubblico il confronto con gli altri enti e stimolando pratiche virtuose”. È questo “aiuterà la politica è lo Stato centrale a votare con forza maggiore verso una ripartizione delle risorse ancorata all’efficienza”.
La spesa storica utilizzata dal Mef e dal Sose, Soluzioni per il sistema economico, per il confronto con i fabbisogno standard e’ quella del 2010. Entrando nel dettaglio dei dati accessibili, sono 12 i servizi fondamentali dei comuni passati in rassegna, dalla gestione delle Entrate e dei servizi fiscali, agli asili nido, passando per la scuola è il trasporto pubblico, tra gli altri.
“Una spesa superiore al fabbisogno standard può indicare inefficienza o al contrario l’erogazione di servizi con un livello più elevato, spiegano al Mef. Allo stesso modo, una spesa inferiore al fabbisogno può indicare efficienza o l’erogazione di servizi con un livello più basso. Certo è che adesso tutti, amministratori e cittadini, potranno andare a spulciare nell’orto della ‘vicino’, sia comune provincia o regione, a beneficio di una maggiore concorrenza tra gli enti, responsabilità e controllo. Dai dati diffusi emerge come nelle regioni del Nord Italia e Calabria ad esempio il fabbisogno standard sia più alto della spesa storica, mentre nel centro Italia (escluse Marche), nel sud (esclusa la Calabria) e la Liguria avvenga il contrario. Fuori dalla lente d’ingrandimento restano però le regioni a statuto speciale.