Roma, 12 ago. (Labitalia) – Borse, scarpe, portafogli, vestiti, ma anche prodotti più impensabili come detersivi, cosmetici, giocattoli, dispositivi hi-tech (compresi i cellulari), pezzi di ricambio per auto e scooter, farmaci. E’ questa, secondo fonti della Guardia di Finanza, la ‘top ten’ dei prodotti più ‘taroccati’, a cui si aggiungono quelli del settore food: parmigiano, prosciutto, vino, olio. L’industria della contraffazione non sta certo con le mani in mano, come ha dimostrato ieri il ministro dell’Interno, Angelino Alfano.
E’ un’industria, infatti, che si aggiorna in continuazione, attua quello che gli economisti chiamano ‘l’innovazione di processo e di prodotto’, restando sempre competitiva sul mercato e offrendo merce di gran richiamo.
Sono infatti i grandi ‘brand’ a essere colpiti in maniera più pesante dall’economia illegale che spaccia per autentici prodotti che non lo sono. In testa alla classifica (non alimentare) ci sono marchi come Prada, Gucci, Giorgio Armani, Dolce e Gabbana, Hogan e Tod’s i più imitati e contraffatti tra quelli italiane. Ma chi falsifica si cimenta spesso e volentieri anche con Versace, Fiorucci, Moschino, Pucci, Marani, Piazza Sempione, Mila Schon. Praticamente assente, invece, la contraffazione di prodotti Valentino.
Tra i ‘falsi d’autore’, naturalmente, ci sono anche grandi ‘maison’ straniere: dai sempreverdi bauletti e shopping bags di Louis Vuitton alle scarpe Nike, ai profumi Les Copains fino alle creazioni Donna Karan. Ma distinguere i prodotti contraffatti non dovrebbe essere difficile, almeno nei casi in cui il brand viene riportato e ribattezzato nei modi più assurdi.
Si va, infatti, dalle borse ‘Dolce&Banana’ alle sneakers ‘Convers Ball Star’, dal profumo ‘CK – Cavin Kernel’ alle scarpe ‘Naik’, dalla maglietta ‘Polo Ralphl House’ con il logo del giocatore di polo all’abbigliamento sportivo ‘Daiadas’.