– Le indagini della Squadra Mobile hanno permesso di ricostruire, a ritroso nel tempo, la presenza di utenze telefoniche in luoghi e tempi compatibili con altre rapine denunciate dalle vittime con particolare riguardo alle identiche ”modalità di approccio” al momento della rapine. I tre componenti della banda, infatti, adoperavano il noto espediente dello ”specchietto” ossia con la simulazione di un incidente stradale che ha permesso loro in tutti i casi analizzati di aggredire la vittima, ottenere il bottino, e scappare nel traffico cittadino, effettuando anche spericolate manovre contromano.
Nella quasi totalità dei casi, i malviventi individuavano le vittime viaggiando a bordo di due scooter, normalmente a coppia e facendo attenzione alla presenza di eventuali pattuglie delle Forze dell’Ordine. La vittima, ”scelta” in base alla zona, al suo ”status” sociale e all’auto di particolare valore in suo possesso veniva agganciata, seguita e aggredita non appena si fermava al semaforo o all’interno di parcheggi o garage privati.