– Roma, 17 set. (Adnkronos)- “Se si guarda l’impianto sanzionatorio del decreto 39 della legge Severino, in materia di ineleggibilità per i colpevoli di reati contro la Pa, si fa fatica a trovare qualcosa di comprensibile”. Lo ha detto Raffaele Cantone, presidente dell’autorità nazionale anticorruzione (Anac), durante la riunione della commissione Affari Costituzionali tenutasi oggi alla Camera. “Esiste un impianto legislativo contro il conflitto d’interessi, la legge Frattini del 2004, ma – ha aggiunto Cantone – le autorità internazionali ne lamentano la scarsa applicabilità”. Per Cantone il problema “è evidentemente quello di capire in cosa consiste il conflitto di interessi” e ha precisato che “una definizione troppo elastica” rischierebbe di rendere le sanzioni nulle.
Riguardo alle modalità di prevenzione del conflitto di interessi Cantone ha detto che “il ‘dominus’ deve essere il Parlamento che deve stabilire criteri per l’ineleggibilità”. Cantone ha poi detto che “può essere molto pericoloso creare un’autorità ad hoc che decida soltanto riguardo ai parlamentari”: la creazione di una ennesima autorità indipendente finirebbe per ingrossare le fila di organismi che “non si sa quali siano e quanto siano davvero indipendenti”.
Il commissario Expo 2015 si è espresso sulle pene per i reati contro la Pa, denunciando che “se l’impianto sanzionatorio non è efficace, diventa impossibile combattere la corruzione”. “Credo che senza un intervento sulla costituzione non si possa pensare di intervenire sul tema” ha dichiarato il presidente Anac. Ha poi concluso dicendo che “la maggior parte dei conflitti di interessi cono invisibili e solo una scelta politica può dare alle autorità maggiori poteri investigativi”.