Roma, 28 gen. (Labitalia) – "E' inaccettabile la revoca netta di una misura che in questi anni ha permesso, peraltro in termini percentuali minimi rispetto al mondo delle imprese (1% delle ore totali), di sostenere la rete degli studi professionali soprattutto di piccole dimensioni". Così, dalle colonne del quotidiano 'Italia Oggi', il Consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del lavoro, guidato da Marina Calderone, ribadisce il proprio 'no' all'esclusione degli studi professionali dal decreto sugli ammortizzatori sociali. "In base all'attuale formulazione dell'articolo 2 dello schema di decreto ministeriale in materia di ammortizzatori sociali in deroga, riguardo ai soggetti destinatari dell'intervento, sembrerebbero esclusi – si spiega – una serie di categorie di lavoratori finora salvaguardate: apprendisti; lavoratori a domicilio; somministrati; soci di cooperative". "Tipologie lavorative – si osserva – di cui sono destinatari soprattutto i giovani. Si rischia di alimentare la diaspora del mercato del lavoro italiano che tende a escludere proprio chi dovrebbe avere più facile accesso". "L'allungamento del requisito dell'anzianità aziendale, portato da 90 giorni a 12 mesi, provoca – avvertono i consulenti del lavoro – un'indiscriminata riduzione dei potenziali beneficiari senza incidere sui veri fenomeni di abuso. Sarebbe, inoltre, opportuno il ripristino delle causali d'accesso per cessazione attività e per le procedure concorsuali, che in questo momento storico necessitano di particolare attenzione"."Le procedure autorizzative – sottolineano – sono state invertite, rispetto allo schema attuale che prevede che siano le Regioni a ricevere le domande per poi richiedere l'intervento dell'Inps. Tale inversione rischia di complicare le prassi che si sono consolidate a livello locale, allungando i tempi della concessione"."Per la mobilità in deroga, infine, vanno previsti periodi più lunghi di fruizione rispetto a quelli previsti dal decreto, soprattutto per le aree del Mezzogiorno", concludono.