Milano, 13 nov. – (AdnKronos) – E’ il 14 gennaio 2011 quando un avviso di garanzia viene notificato all’ex agente dei vip Lele Mora, all’allora direttore del Tg4 Emilio Fede e al consigliere regionale lombardo Nicole Minetti. L’ipotesi di reato è quella di induzione e favoreggiamento aggravato della prostituzione, anche minorile, nell’ambito del cosiddetto caso Ruby, che vede indagato a Milano l’allora premier Silvio Berlusconi per concussione e prostituzione minorile. Tutto ruota attorno alle serate nella villa di Arcore: l’ipotesi è che i tre personaggi vicini all’ex presidente del Consiglio ne siano gli effettivi organizzatori con ruoli specifici: c’è l”arruolatore” (Mora), il “fidelizzatore” (Fede), e l'”amministratore del bordello” (Minetti), secondo i pm Pietro Forno e Antonio Sangermano.
3 ottobre 2011. Il gup Maria Grazia Domanico rinvia a giudizio Mora, Minetti e Fede. I tre dovranno comparire davanti ai giudici della quinta sezione penale del Tribunale milanese, presieduta dal giudice Anna Maria Gatto. “Contro di loro – scrive il gup nel provvedimento – è stato raccolto un consistente materiale probatorio”.
21 novembre 2011. Inizia il processo a Milano. Sono 32 le ragazze coinvolte, tutte ritenute dal collegio dei giudici ‘parti offese’; tre, invece, le giovani che si costituiscono parti civili: Ambra Battilana, Chiara Danese e Imane Fadhil. Il 17 maggio 2013, dopo circa un anno e mezzo di testimonianze è la volta di Karima El Marough in tribunale. E’ la prima per la giovane marocchina, minorenne al tempo dei fatti contestati: in aula le sue dichiarazioni scagionano tutti gli imputati. Solo rapporti di lavoro e amicizia con i tre alla sbarra.