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Carnevale: da Val Resia a Sartiglia in Italia parla dialetto dei piccoli borghi

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Roma, 18 feb. (Labitalia) – In Italia, il Carnevale parla anche il dialetto dei piccoli borghi. Così, tra tradizione e maschere all'ultima moda, continuano a farsi largo i carri delle cittadine del Belpaese. Nella Val Resia, in Trentino Alto Adige, vive una comunità di origine slava che festeggia il Püst, Carnevale nell'antico dialetto, con maschere bianche ornate da cappelli colorati, grazie all'applicazione di fiocchi, nastri e fiori di carta (lipe bile maskire), oppure con abiti vecchi e logori (babaci o kukaci). A Sauris, borgo tipico della Carnia, vive invece una comunità di origine tedesca che fa rivivere la tradizione del Carnevale (Voshankh), la cui particolarità sono le maschere in legno e i travestimenti tipici, confezionati con fantasia utilizzando ogni sorta di materiale e indumento trovato in casa e nelle soffitte. Suggestiva è la passeggiata notturna alla luce delle lanterne. In Val di Fiemme (Trentino Alto Adige) il sabato grasso viene festeggiato con il 'Carnevale dei Matòci', che ripropone a Valfloriana l'antica usanza dei cortei nuziali. I Matòci sono buffi personaggi che indossano abiti vivaci, abbelliti con fiocchi e coccarde dai colori sgargianti e con il volto ricoperto da tradizionali maschere in legno.Gli abitanti di Offida (Ascoli Piceno), martedì grasso di Carnevale, si mascherano, sbucando da ogni parte con indosso il tipico 'guazzarò' (saio di tela bianca con fazzoletto rosso al collo), col viso tinto di vari colori, per inondare la piazza e scorrazzare per le strade tra urla, danze, scherzi di ogni sorta e lanci di coriandoli. Al suono delle loro fanfare, si creano piccole farse propiziatorie incentrate per Io più sui temi della virilità e della fertilità. A Tricarico, provincia di Matera, il simbolo del Carnevale sono le maschere della mucca e del toro che rappresentano una mandria in transumanza. A testimonianza della loro importanza culturale le maschere di Tricarico, oltre che oggetto di studio di letterati come Rocco Scotellaro, sono entrate a far parte della Federazione europea città del Carnevale, diventando l'unico Carnevale lucano che può fregiarsi di questo prestigioso riconoscimento.Un sapore macabro ha il Carnevale di San Salvatore (Reggio Calabria) dove, per il martedì grasso, le strade del paese si riempiono di maschere, i cosiddetti mascarati, travestiti con vecchi abiti dimessi, che sfilano in un corteo al suono di zampogne e tamburello, guidati dal capo maschera 'u puddicinedda', anch'esso travestito ma col viso scoperto. Il corteo si sofferma ad ogni piazza del paese per danzare, guidati dall'occhio vigile di un altro importante protagonista che è 'u mastru i ballu', che insieme 'u puddicineddanvita i mascarati a farsi nu giru a fora u primu'.La Sartiglia è una corsa all'anello di origine medievale che si corre l'ultima domenica e il martedì di Carnevale a Oristano. E' una fra le più spettacolari e più coreografiche forme di Carnevale della Sardegna che mette in scena duelli e crociate, colori spagnoleschi, echi di nobiltà decaduta e costumi agro pastorali.