Roma, 14 nov. (AdnKronos) – Si abbracciano Susanna Camusso e Maurizio Landini prima che da Porta Venezia parta il lungo corteo che scandirà lo sciopero delle tute blu della Cgil. Il Jobs Act e la legge di Stabilità hanno sanato così la frattura tra Cgil e Fiom, hanno cancellato per ora le incomprensioni di questi ultimi anni e annullato la distanza sulla linea del sindacato. L’articolo 18 che il governo vuole ritoccare al termine di un feroce braccio di ferro interno al Pd ed una finanziaria che “non segna nessuna svolta”, ricompattano dunque il sindacato che si avvia ad uno sciopero generale nuovamente in solitario.
E non sarà un voto, pur se blindato da una nuova richiesta di fiducia, a scoraggiare la Cgil che per tutto il mese di novembre ha già messo in campo un programma di mobilitazioni e scioperi di 4 ore in tutto il paese. “La partita non e’ chiusa”, ammonisce Camusso. E ancora prima è il leader della Fiom Landini ad avvertire palazzo Chigi: “non ci fermeremo, adnremo avanti fino a quando non cambieremo le loro posizioni. Abbiamo la forza e l’intelligenza per farlo”, dice dal palco.
Perchè, aggiunge ancora Camusso, “non e’ un voto di fiducia che cambiera’ il nostro orientamento, la nostra iniziativa”. E a Renzi suggerisce: “non inseguite mediazioni al ribasso sull’articolo 18. Fate l’unica cosa che oggi va fatta per unire il mondo del lavoro: estendete le tutele a tutta quella parte del mondo del lavoro che ora non ce l’ha; così si riunifica il mondo del lavoro oltre ad avere il coraggio di dire che bisogna cancellare tutte le forme di precarietà”.