Home Nazionale ‘Cambia verso’ anche la concertazione, non si parla più con sindacati

‘Cambia verso’ anche la concertazione, non si parla più con sindacati

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Roma, 13 mar. (Labitalia) – Sindacati e governo Renzi non si parlano, ma sembrano tutti lo stesso soddisfatti. Ma se 'la concertazione è morta, anche il sindacato non si sente tanto bene', si potrebbe dire parafrasando Woody Allen. I tavoli tripartiti, tra governo, sindacati e associazioni degli imprenditori, sono, infatti, sempre stati visti dal sindacato come una vittoria per i lavoratori. E, dal momento del suo avvio, la concertazione ha accompagnato riforme, innovazioni e a volte anche sconfitte dell'una o altra parte seduta al tavolo. Fu Lama a dire in una famosa intervista del 1976 che "il metodo di lotta tradizionale – il capitalista accumula profitti e il sindacato cerca di condizionarne la disponibilità con gli aumenti salariali – non è più sufficiente". "Andava bene agli inizi dell'era industriale: oggi disporre di una sola leva di governo dell'economia, i salari, significa condannarsi a una posizione subordinata e all'impotenza. Abbiamo bisogno di entrare di più nei meccanismi dell'economia, sia nei grandi gruppi che a livello nazionale". Ed era l'epoca della scala mobile, modificata con l'accordo Lama-Agnelli del '75. I primi frutti della concertazione arrivano nei primi anni '80, come il lodo Scotti, firmato nella notte del 22 gennaio 1983 fra governo, Cgil, Cisl, Uil e Confindustria per ridurre l'inflazione con un raffreddamento della dinamica salariale e che fissa le regole sulla contrattazione aziendale. Poi l'accordo di San Valentino (del 14 febbraio1984), sottoscritto dal governo Craxi con Uil e Cisl. La decisione di tagliare di 4 punti la contingenza creò una forte spaccatura sindacale con la Cgil di Lama, che non firmò l'intesa. Seguono anni in cui il sindacato sembra attraversare una fase calante. Il revival della concertazione arriverà negli anni '90. Ad eccezione di una pausa coincidente con il primo governo Berlusconi (sulla cui caduta pesa proprio un mancato accordo sulle pensioni), negli anni '90 è stato firmato quasi ogni anno un accordo nazionale di concertazione. Si può dire che gli anni '90 sono 'l'età d'oro' delle relazioni industriali. Con l'accordo del 31 luglio 1992, siglato con il governo Amato, esce definitivamente di scena la scala mobile. Ma la 'regola delle regole' arriva nel luglio '93 quando sindacati, imprenditori e governo siglano il meccanismo che adegua i salari all'inflazione attraverso un complesso meccanismo di calcolo e fissa le basi della contrattazione. Protagonisti di quell'accordo: Carlo Azeglio Ciampi, presidente del Consiglio, Gino Giugni, ministro del Lavoro, e per i sindacati Bruno Trentin, Sergio D'Antoni e Piero Larizza. Luigi Abete per la Confindustria.Il 24 settembre 1996 il governo Prodi e le parti sociali siglano il Patto per il lavoro tradotto poi in legge dal pacchetto Treu (L.196/97): per la prima volta si regolano alcune flessibilità del mercato del lavoro. Con Massimo D'Alema a Palazzo Chigi, nel 1998, si firma il 'Patto sociale per lo sviluppo e l'occupazione', meglio noto come 'Patto di Natale'. Con i governi di centro-destra, alla concertazione si preferisce il 'dialogo sociale', che prevede un ridimensionamento del ruolo del sindacato. Si firma, ma senza la Cgil, il Patto per l'Italia del luglio 2002 ispirato al 'Libro Bianco sul mercato del lavoro' a cui aveva lavorato anche Marco Biagi. La regola della regola dell'unanimità per la conclusione di accordi triangolari non vale più: basta che siano d'accordo 2 sindacati su 3. Irrompe quindi sulla ribalta il tema della rappresentanza e della revisione delle regole della contrattazione, che, anche in virtù dei nuovi scenari economici, segnano il passo. Terrà banco per molti anni e le discussioni sul tema non sono ancora finite. Confindustria, Cgil, Cisl e Uil siglano comunque un accordo interconfederale il 28 giugno 2011, cui fa seguito l'accordo sulla rappresentanza del 31 maggio 2013.