Roma, 27 gen. (Labitalia) – Non escludere gli studi professionali dalla cig in deroga. Questa la richiesta delle professioni italiane, guidate da Marina Calderone, presidente del Cup e del Consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del lavoro, "che ha rappresentato -si legge in una nota- le riflessioni degli ordini sullo schema del decreto ministeriale in materia di ammortizzatori sociali in deroga, che verrà votato domani dalla commissione Lavoro della Camera dei deputati: le disposizioni contenute nella bozza del testo, che ridisegna i criteri di accesso per la cassa integrazione in deroga, escludono i datori di lavoro non imprenditori, tra i quali rientrano i titolari di studi professionali, e, di conseguenza, i loro dipendenti". "Non risulta comprensibile il perché dell'esclusione dei dipendenti degli studi professionali dagli ammortizzatori sociali, limitazione che era stata superata e che ora viene ripristinata in questo decreto. Ma sono sicura che la commissione Lavoro della Camera interpreterà nel giusto modo le istanze degli ordini professionali rimediando a questa clamorosa discriminazione, che riguarda un comparto attivo e ricco sia di lavoratori autonomi che subordinati", ha dichiarato il presidente Calderone. "Un provvedimento -ha continuato Calderone- che sconcerta e preoccupa i professionisti, da sempre in prima linea nell'affrontare le gravissime conseguenze della crisi economica al fianco di aziende, cittadini e istituzioni, e il cui prezioso ruolo di azione sussidiaria a favore dello Stato sarebbe indebolito da una norma anacronistica". "I 27 ordini professionali -ha sottolineato Calderone- hanno inoltre un impatto socio-economico fondamentale sul Paese: con un volume d'affari complessivo pari a 196 miliardi di euro, il peso economico delle professioni si posiziona al 15,1% del Pil del Paese, con un volume occupazionale dell'indotto pari complessivamente a quasi 2,15 milioni di unità, suddivisi tra circa 1 milione di dipendenti degli studi professionali (308 mila professionisti e 690 mila non professionisti) e 1,15 milioni di occupati nell'indotto allargato (servizi, macchinari e attrezzature ad uso degli studi professionali"."Nel complesso, tra occupazione diretta (2,1 milioni) e indotto, il bacino occupazionale delle professioni -ha concluso Calderone- è stimato in poco più di 3,9 milioni di posti di lavoro, pari al 15,9% dell'occupazione complessiva, con l'8,5% di occupazione diretta e l'8,7% nell'indotto".