Roma, 6 ott. – (AdnKronos) – “La Serie A è ancora il campionato più difficile per un attaccante. In Italia pensano ancora che sia più importante non subire gol che segnarne uno. Mourinho è il tecnico migliore che abbia incontrato. Lui non tratta tutti allo stesso modo e sa come ottenere da ognuno il 101% delle sue possibilità”. A parlare è Zlatan Ibrahimovic. L’attaccante svedese si racconta a pochi giorni dal suo 33esimo al ‘Guardian’ e torna sul suo anno al Barcellona.
“In Catalogna invece ho trovato una disciplina incredibile. I giocatori anche se superstar a livello mondiale erano disposti a fare tutto quello che diceva Guardiola. E’ stata probabilmente la squadra più forte per la quale abbia mai giocato, prima di scendere in campo sapevo già che avremmo vinto. Mi guardavo intorno nello spogliatoio e vedevo Messi, Xavi, Iniesta Puyol…era fantastico”.
L’ex giocatore di Inter, Juventus e Milan parla anche del suo incredibile gol in rovesciata segnato con la maglia della Svezia all’Inghilterra nel novembre 2012. “Lì dicono che se non segni contro di loro non sei abbastanza bravo. Forse è stato questo a darmi l’adrenalina per saltare così in alto e segnare quel gol. Io in Premier? No, anche se è uno dei migliori campionati al mondo io, sono felice a Parigi”.
L’attaccante svedese torna anche sull’ipotesi del ritiro dal mondo del calcio, sottolineando di essere impaziente di passare più tempo con i figli. “Quando si gioca a calcio, si passa molto tempo negli alberghi e mancano molte cose. Il mio figlio maggiore ha otto anni, l’altro ne ha sei. Ma è come se non avessi vissuto tutti i giorni della loro vita. Voglio essere un buon padre di famiglia e voglio fermarmi quando sarò al top”.
Ibrahimovic ricorda anche i suoi difficili inizi in Svezia. “Nessuno credeva che sarei potuto arrivare dove sono adesso, esserci riuscito è una delle mie più grandi soddisfazioni e forse anche grazie a questo ho ancora fame e la voglia di impegnarmi dieci volte di più di qualsiasi altro giocatore. Non dimentico che una volta mio padre ha dato tutto il suo stipendio per permettermi di giocare. Non aveva neppure i soldi per pagare l’affitto, eppure lo ha fatto”.
Il fuoriclasse del Paris Saint Germain infine lancia un messaggio a tutti i bambini con un sogno nel cassetto: “Io non ero una persona speciale, non vivevo in un ambiente esclusivo eppure oggi sono qui. Il mio messaggio a chi si crede diverso, o sfortunato, è di credere sempre in sé stessi”.