Roma, 14 dic. (AdnKronos) – Vietarlo è impossibile, ma si può intervenire per evitare che il base jumping, il salto da base fissa con il paracadute, si trasformi in un serial killer. E’ di pochi giorni fa la notizia dell’ennesima vittima, il trentanovenne Leonardo Piatti che ha compiuto il suo ultimo salto da uno dei luoghi cult dei jumpers italiani, il Monte Brento in Trentino. In agosto altre due vittime, sempre su quelle rocce, uno spagnolo e una russa di appena vent’anni.
In Parlamento c’è chi, come il deputato trentino del gruppo Misto Mauro Ottobre, chiede norme che limitino al massimo i rischi di questa disciplina. La proposta di Ottobre ha come punto di partenza proprio la zona del Monte Brento, ma è chiaro che le misure proposte da Ottobre verrebbero estese a tutte le aree del Paese dove questo sport può essere praticato.
L’obiettivo è quello di aiutare i jumpers a limitare al massimo i rischi. Installando, ad esempio, strutture di rilevazione meteorologica ‘dedicate’ al base jumping nelle aree scelte per il lancio; attivando ‘punti informativi’ e strutture di supporto nelle zone dove questa pratica è più diffusa; promuovendo campagne informative sui rischi e sulle precauzioni da prendere per lanciarsi il più possibile in sicurezza; elaborando codici di autodisciplina che prevedano precise regole di comportamento.