(AdnKronos) – A settembre 2013 le sofferenze corrispondevano al 10,09% dei prestiti bancari (1.432,8 mld), percentuale salita al 12,45% a settembre scorso, quando i finanziamenti degli istituti erano a 1.420,8 mld. Rispetto alla fine del 2010 le sofferenze sono più che raddoppiate: in poco più 3 anni e mezzo, da dicembre 2010 a settembre 2014, sono passate da 77,8 a 176,8 mld. A fine 2011 erano a 107,1 mld mentre alla fine del 2012 a 124,9 mld.
Parallelamente c’è la serrata dei rubinetti del credito, calati nell’ultimo anno al ritmo di quasi 1 mld al mese. Da settembre 2013 a settembre 2014, il totale dei finanziamenti al settore privato è diminuito di 11,9 mld di euro passando da 1.432,8 a 1.420,8 miliardi. Una riduzione che interessa sia le famiglie (-6,4 mld) sia le imprese (-5,5 mld). Le erogazioni degli istituti di credito sono scese, complessivamente, dello 0,84% nell’ultimo anno. “Siamo di fronte a un paradosso: le banche italiane si avviano a chiudere l’anno in corso con utili alle stelle, mentre il credito alle imprese non arriva e l’economia italiana continua a essere in ginocchio” commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.
“I primi due gruppi bancari del Paese – aggiunge Longobardi – hanno chiuso il periodo gennaio-settembre 2014 rispettivamente con un utile netto di 1,2 mld (+88% sul 2013) e di 1,8 mld (+81% sul 2013). Si tratta di traguardi importanti di cui bisognerebbe rallegrarsi perché banche sane e profittevoli possono ben operare sul versante della cosiddetta economia reale. Tuttavia, i dati parlano chiaro: i finanziamenti, sia quelli alle aziende sia quelli alle famiglie, sono in costante calo, seppur con lievi accenni di miglioramento, e l’auspicata ripresa dell’economia fatica a materializzarsi”.