Kabul, 12 nov. (AdnKronos/Washington Post) –
Alle forze afghane è stato lasciato poco o niente. Tante bottiglie di acqua minerale (420mila), attrezzature da palestra, apparecchi TV, impianti di aria condizionata e generatori. Perfino le razioni di pasti pronti, 10mila, sono state distrutte, perché con data di scadenza troppo vicina, così come sono stati smantellati 300 diversi prefabbricati. La maggior parte dei 7.500 computer, incluse le XBox che i militari si erano portati dietro a titolo personale, sono state demoliti e il resto è stato riportato indietro. Così come le munizioni, che erano tante, valutate in 1,6 milioni di sterline, sono state tutte o distrutte o riportate indietro negli Stati Uniti o in Kuwait, insieme a centinaia di mezzi militari. E’ il bilancio del ritiro dei Marines dalla sola base di Camp Leatherneck, nella provincia afghana di Helmand, ma rende conto dello spirito dell’operazione logistica avviata dalle forze americane e della coalizione, un impegno enorme valutato dal Central Comand, solo per gli Usa, fra i 5 e i 7 miliardi di dollari.
I pianificatori del Pentagono hanno dovuto decidere cosa riportare negli Stati Uniti, cosa distruggere e cosa lasciare, per scongiurare il pericolo che gruppi integralisti, come l’Is in Iraq, possano appropriarsi di quanto lasciato indietro, ma anche nel tentativo di rendere conto dello sforzo dei contribuenti americani. “Stiamo cercando di capire come lasciare il meno possibile in termini di infrastruttura ed equipaggiamento, e allo stesso tempo come lasciare agli afghani il più possibile che siano però in grado di gestire”, ha riassunto il colonnello Doug Patterson, uno dei comandanti della brigata dei Marines logistica a cui è stata affidata la logistica del ritiro in Afghanistan, in una intervista al Washington Post.
Dall’inizio di gennaio, sono stati portati fuori dal paese equipaggiamenti militari americani per un valore di 600 milioni di sterline (inclusi 25mila veicoli e container pieni del materiale più diverso, dalle munizioni ai bollitori per il caffè). Entro la fine dell’anno, saranno trasferiti altri 8mila fra container e veicoli.