Roma, 20 mag. (Labitalia) – Terra, zappa, vanga e soprattutto computer sempre connesso alla Rete. Sono questi gli strumenti di lavoro dei nuovi agricoltori digitali, una definizione nata con il boom di aziende agricole sbarcate in Internet: negli ultimi 10 anni i loro siti sono passati da 5mila a 29 mila, e gli esperimenti di e-commerce da tremila a ventisettemila, come evidenziato recentemente a Bologna al wwworkers Camp, l'evento che ha riunito i lavoratori digitali italiani. Dietro alla nuova generazione di contadini 2.0, molto spesso ci sono storie di lavori svolti alla scrivania, come quella di Paolo Ferraris, 33 anni, di Vercelli, un diploma di industrial designer messo in un cassetto per fondare leverduredelmioorto.it, un sito dove vende frutta e verdura biologica (10-12mila contatti al mese). O in fabbrica, come quella dei venti lavoratori Eutelia in cassa integrazione che a Roma, tre anni fa, hanno dato vita a 'Eutorto', un orto presso un Istituto Tecnico Agrario Statale che ora vende i prodotti on line. O come Chiara Innocenti, 36 laureata in economia, già controller del credito, che insieme alla sua amica Francesca, biologa ed enologa, ha dato vita a Tunia, azienda che produce vino, olio e distillati, commercializzati dall'omonimo sito. "Tunia è la trascrizione del nome dell'antica divinità etrusca corrispondente a Giove latino, che abbiamo scelto per rendere omaggio al territorio in cui lavoriamo, quello di Arezzo", spiega Chiara a Labitalia, raccontando una storia di una scelta ben precisa: quella di "dare vita a un'azienda agricola sfruttando appieno la nostra preparazione e la nostra competenze, e di fare l'imprenditrice e non la contadina. Anche per questo il web è uno strumento 'nato' insieme all'azienda, per raccontarci e 'metterci a faccia', per farci conoscere il più possibile dai nostri clienti e per comunicare la provenienza e la qualità dei prodotti che loro scelgono". Dietro a ogni agricoltore digitale, c'è sempre, infatti, un cammino che va verso il consumo responsabile e informato. "Fin dall?inizio ?spiega Chiara- abbiamo deciso di puntare direttamente al cliente, sia attraverso il sito sia attraverso incontri che facciamo anche nei ristoranti". La stessa idea di diffusione di una cultura di consumo stagionale, di filiera corta e di qualità, anima cortilia.it, 15 mila utenti, "un vero mercato agricolo on line", di Milano e provincia, come spiega a Labitalia il suo fondatore, Marco Porcaro. Ma cortilia.it non è solo una web-bancarella di ortofrutta: organizza un vero processo di 'ingegnerizzazione' dell'acquisto, incrociando i dati di chi produce (cosa, quando, quanto) e quelli di chi compra (dove, cosa, e in che tempi). I risultati sono meno spostamenti, meno eccedenze, meno inquinamento, meno costi e più qualità. ?Siamo in grado di garantire ?spiega con orgoglio Porcaro- consegne a domicilio entro 48-72 ore dall'acquisto on line, ma soprattutto garantiamo che tra la raccolta del prodotto e la consegna passino al massimo 10 ore?.?Non a caso ?spiega Porcaro, che viene dal mondo dell?ingegneria informatica- cortilia.it è nata come start up innovativa e gran parte delle spese iniziali sono andate proprio in Ricerca e Sviluppo, per costruire e testare il software adatto alle nostre esigenze?. Fondamentale, dice "è stato aver trovato chi ha creduto nella nostra idea: finanziatori, business angels e investitori professionali". Attualmente a cortilia lavorano 6 persone, "ma abbiamo già sviluppato un piano di crescita e prevediamo di arrivare presto a 50 occupati". Una bella soddisfazione. "Sì ?ammette Porcaro- anche se quella più grande rimane il fatto che i clienti, dopo aver ricevuto le nostre verdure, mi scrivono e mi dicono: grazie per il profumo di quest'insalata, un profumo che avevo dimenticato?.
Articlolo scritto da: Adnkronos