Home Nazionale Universita’: cala ‘appeal’ Chirurgia, giovani spaventati da precariato

Universita’: cala ‘appeal’ Chirurgia, giovani spaventati da precariato

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Roma, 21 ago. (Adnkronos Salute) – La sala operatoria e il bisturi affascinano sempre meno i giovani neodiplomati che il prossimo 9 settembre affronteranno i test d'ammissione alle Facoltà di Medicina e Chirurgia. Le iscrizioni alle Scuole di specializzazione sono infatti in continuo calo. "E' da un decina di anni che assistiamo a una riduzione dell'appeal della chirurgia – spiega all'Adnkronos Salute Luigi Presenti, presidente dell'Associazione chirurghi ospedalieri italiani (Acoi) – oggi divenuta minoritaira rispetto ad altre specialità. Quest'anno ci sono 257 posti a disposizione nelle scuole di specializzazione (39), distribuiti lungo lo Stivale. Ma spesso i posti rimangono vuoti". "Molte scuole – spiega Presenti – sono state accorpate perché non raggiungevano il numero di iscritti iscritti. Quando ho iniziato, nel 1980, per 16 posti a Roma i candidati erano 300. Numeri assai diversi rispetto a quello che accade oggi. I giovani sono spaventati dalla lunghezza del percorso formativo e dalle difficoltà occupazionale. Studiano molto, anche per 15 anni – sottolinea il chirurgo – e poi c'è il rischio che rimangano precari per altri 10". Sono oltre 7 mila, secondo gli ultimi dati del ministero della Salute, i chirurghi generali che operano nel Servizio sanitario nazionale. Ma l'intera area, che comprende tutte le specialità del settore, conta circa 25 mila medici.A mettere 'ko' il fascino del bisturi ci sono anche altri fattori. Per esempio, ricorda Presenti, "negli anni è aumentato esponenzialmente il rischio di avere delle denunce, con gravi conseguenze civili e penali per il chirurgo. Poi, è evidente come negli anni i tagli programmati al Servizio sanitario nazionale da parte dei governi che si sono succeduti non hanno fatto che ridurre le possibilità di assistenza ai pazienti. E così anche la qualità del lavoro ospedaliero". Per invertire questa tendenza, secondo il presidente Acoi "servirebbe una maggiore integrazione tra la formazione università e l'attività ospedaliera, per migliorare la parte 'pratica' che i giovani specialisti devono saper affrontare. E che oggi – conclude – viene lasciata un po' da parte".