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Unioncamere, cresce incidenza del tempo indeterminato

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Roma, 26 set. (Labitalia) – I contratti che le imprese intendono applicare agli oltre 563mila lavoratori stagionali e non stagionali, di cui prevedono l'assunzione nel corso del 2013, saranno per il 32,7% contratti 'stabili' (152.400, pari al 27,1%, quelli a tempo indeterminato; 32mila, pari al 5,7%, quelli di apprendistato) e per il restante 67,3% (pari a 378.900 unità) 'a termine'. A rilevarlo il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro, confrontando i programmi di assunzione delle imprese dell'industria e dei servizi nell'arco di quest'anno con quelli formulati nel 2012. Tra questi ultimi, i contratti 'propriamente' stagionali (195.900) saranno il 34,8% del totale delle assunzioni dirette (lavoratori alle dipendenze, ad esclusione degli interinali), quelli a tempo determinato il 30,1% (169.400), quelli 'a chiamata' l'1,8% (10.300) e il residuo 0,6% comprenderà tutte le altre forme previste dalla normativa. Tra i contratti a tempo determinato (in calo dell'8% rispetto alle previsioni per il 2012), gli unici a rilevare un piccolo aumento sono gli acausali: quasi 42mila quelli previsti per quest'anno, l'1,5% in più del 2012. Anche senza il 'decollo' dei contratti di apprendistato, la cui quota, dal 2012 e il 2013, scende dal 6 al 5,7% per effetto anche della flessione della quota di assunzioni under 30, i contratti 'stabili' a tempo indeterminato e apprendistato aumentano la loro incidenza sul totale, raggiungendo nel 2013 il 32,7% (erano il 32,4% nel 2012). Questo incremento si deve proprio ai contratti a tempo indeterminato, la cui quota sul totale dei lavoratori alle dipendenze (esclusi gli interinali) sale dal 26,4 al 27,1%. Un andamento, quindi, particolarmente significativo, che inverte la tendenza al ribasso degli anni scorsi (nel 2008 questi contratti raggiungevano il 42,5%, quasi 10 punti in più del valore attuale). La maggiore incidenza dei contratti stabili – tempo indeterminato e apprendistato – si riscontra nell'industria, con il 40,7% rispetto al 29,8% dei servizi. La differenza tra industria e servizi nel loro insieme è dovuta in massima parte ai contratti stagionali, che nell'industria sono appena il 23% (sempre del corrispondente totale assunzioni dirette di dipendenti), quasi la metà del 39,2% che detengono nei servizi. Tra questi, superano il 70% in quelli di alloggio, ristorazione e turistici (nell'industria solo il comparto alimentare presenta un'incidenza analoga dei contratti stagionali, pari al 65,2%).Nel settore industriale, la necessaria flessibilità rispetto all'alternarsi nel tempo delle esigenze produttive è ottenuta soprattutto con i contratti a tempo determinato (stagionali esclusi), che hanno un'incidenza sul totale delle assunzioni dirette del 35,3%, superiore di oltre 7 punti rispetto a quella che hanno nel terziario (28,1%). A livello territoriale, la quota di assunti con contratto stabile a tempo indeterminato e apprendistato è massima nel Nord-Ovest (38,9%). Seguono il Centro e il Mezzogiorno con quote dell'ordine del 32%. Chiude infine il Nord-Est con il 27,6%.Un'ampia differenza si riscontra infine anche secondo la dimensione aziendale, soprattutto confrontando le imprese da 10 a 49 dipendenti (i cui contratti 'stabili' rappresentano il 22,3% del totale dei contratti stagionali e non stagionali) con quelle che superano i 500 dipendenti (45,7%). A questa progressione lineare con l'aumentare delle dimensioni aziendali fanno eccezione le imprese fino a 9 dipendenti, con una quota di assunzioni stabili del 32,6%, sostanzialmente pari alla media.