Roma, 8 mag. (Labitalia) – Al via 'Sigillo', la prima agenzia nazionale di coordinamento dell'imprenditorialità delle donne detenute e un nuovo modello di economia sostenibile. L'iniziativa 'Sigillo', presentata oggi a Roma, è il marchio del Dap (Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria) con cui si certificheranno la qualità e l'eticità dei prodotti realizzati all'interno delle sezioni femminili di alcuni dei più affollati penitenziari italiani. "Se davvero vogliamo creare occupazione – ha spiegato Luisa Della Morte, direttore dell'agenzia 'Sigillo' – quindi riabilitazione, per le donne detenute, dobbiamo fornire nuovi strumenti professionali alle imprese sociali, affinchè siano in grado di consolidarsi e crescere sul mercato. Per fare questo, però, bisogna abbandonare le logiche assistenzialistiche ed essere innovativi nelle proposte, individuando forme di dialogo tra profit e non profit"."Il nostro primo obiettivo – ha chiarito – rimane l'incremento dell'offerta occupazionale per le donne detenute negli istituti penitenziari italiani, così che possano avviare quei percorsi di riabilitazione attraverso il lavoro che, lo dicono i dati, sono in grado di limitare al 10% il rischio di recidiva. Purtroppo, però, le logiche di mercato e la rinnovata cultura sociale richiedono uno sforzo aggiuntivo. Occorre sperimentare nuove forme di armonizzazione e coordinamento delle esperienze presenti ed essere capaci di farle diventare azioni di un piano strategico di intervento comune. Bisogna, poi, promuovere un modo di porsi, un linguaggio imprenditoriale, un modello di impresa sociale". Sono cinque le cooperative sociali che hanno firmato il progetto 'Sigillo' e che si sono distinte per capacità imprenditoriali nel corso degli ultimi anni: la cooperativa sociale Alice, attiva nelle carceri di San Vittore e Bollate affiancata dalla cooperativa sociale Camelot, la cooperativa sociale Uno di Due titolare del brand Papili Factory operante nell'ex carcere di Vallette ora Lorusso-Cotugno di Torino.C'è poi la cooperativa sociale Officina creativa e 2nd Chance artefici del successo Made in carcere che operano negli istituti penitenziari di Lecce e Trani. Accanto a loro, anche l'esperienza manageriale del consorzio Sir di Milano, e il supporto della Banca prossima e dell'università Bocconi di Milano. Dati alla mano, ad oggi le donne detenute in Italia sono 2.847, più della metà sa cucire e solo il 5% può contare su vere e proprie opportunità lavorative offerte da aziende e imprese sociali.