Roma, 23 set. (Adnkronos Salute) – Malati, medici e volontari insieme per socializzare i sogni e combattere la depressione e l'ansia di chi è colpito dalle neoplasie. E' il progetto pilota di 'social dreaming', una tecnica di lavoro di gruppo che valorizza il contributo che i sogni possono dare come aiuto alla realtà sociale dei malati e degli operatori, che partirà all'Istituto Regina Elena (Ire) di Roma dal 30 settembre con un gruppo di 15 persone. "L'iniziativa – spiega all'Adnkronos Salute Tonino Cantelmi, docente di psicologia dello sviluppo all?università Lumsa di Roma – parte da un dato: 1 paziente oncologico su 2 soffre di depressione. Il 'social dreaming' può aiutare chi è colpito dalla malattia ad uscire da questo stato e ridargli speranza". Ma come funziona il 'social dreaming'? "Durante il primo incontro – sottolinea Cantelmi – si parte da uno stimolo che può essere anche un film o una lettura sul tema della malattia e poi nel secondo appuntamento ci si focalizza tutti insieme sul contenuto dei sogni. Si riflette e discute, cercando di aiutare – aggiunge – a far uscire fuori le angosce e trasformarle in nuove speranze. Un lavoro che può contribuire ad aiutare l'umanizzazione dell'assistenza e delle cure". Il progetto è stato presentato oggi all'Ire durante l'incontro dedicato alla psiconeuroncologia. Altra novità emersa nel convegno all'Ire, e da poco introdotta nel campo dell'assistenza ai pazienti, è la 'Mindfulness in oncologia', la pratica psicologica derivata dalla meditazione buddista, che consente ai malati di acquisire una consapevolezza piena della propria mente e del proprio corpo. " La mindfulness – afferma Fabrizio Didonna, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale – è uno stato mentale che viene coltivato con la pratica meditativa che ha dimostrato di portare benessere all'essere umano e alleviare vari stati di sofferenza. La sua origine è nella disciplina Buddista orientale sviluppatasi successivamente anche in occidente. Gli scienziati – suggerisce – hanno verificato l'utilità e l'efficacia della meditazione sulle patologie oncologiche e da diversi anni queste vengono usate in protocolli 'ad hoc' che possono migliorare significativamente gli stati depressivi e ansiogeni dei pazienti""Questo tipo di pratica è arrivata da poco in Italia – conclude Didonna – ma molti medici si stanno informando. Indice di un interesse sempre maggiore per un metodo funzionale che può dimostrarsi un incontro felice tra medicina e filosofia".