Roma, 6 dic. (Labitalia) – Donna, con laurea e master, precaria, lavora da casa e con una retribuzione lorda annuale inferiore ai 15mila euro. E' questo l''identikit' del traduttore editoriale in Italia che emerge dalla ricerca 'Dalla parte dei traduttori', voluta da Slc Cgil, condotta da Ires Cgil Emilia Romagna e presentata oggi a Roma. Secondo l'indagine, le donne sono l'81,5% dei traduttori 'intercettati' dall'indagine, e il 55,5% dei traduttori editoriali ha un'età compresa tra 25 e 39 anni. I livelli di occupazione femminile sono di molto superiori rispetto all'intero scenario occupazionale italiano dove la quota femminile raggiunge solo il 41%. Nel 91,4% dei casi, i traduttori sono in possesso di un titolo di studio uguale o superiore alla laurea, e in un caso su tre dispongono di titoli post-laurea come master e dottorato di ricerca. Nello scenario lavorativo nazionale, solo il 18,7% presenta questi livelli di istruzione. I traduttori editoriali sono nella quasi totalità di nazionalità italiana (95,3%). Alti livelli di istruzione non valgono però un rapporto di lavoro stabile. Secondo la ricerca, infatti, solo il 5,2% degli intervistati ha un rapporto di lavoro dipendente. Infatti, la forma di ingaggio prevalente è quella della cessione del diritto d'autore (32,5%), quasi totalmente pagato in modo forfetario, seguito dalle collaborazioni occasionali (26%) e dai contratti a progetto (13,5%), mentre al quarto posto di questa speciale 'classifica' troviamo le partite Iva (11,9%). Ma quanto guadagnano i traduttori? Il 59,3% dichiara di percepire una retribuzione lorda annuale inferiore ai 15mila euro, il 16% dichiara addirittura meno di 5mila euro nel corso dell'anno. Il 19% afferma di poter contare su un reddito lordo annuale compreso tra 15mila e 20mila euro, poco più di un decimo del campione si colloca nella fascia di reddito 20-30mila euro e solo tre intervistati su cento percepiscono una retribuzione superiore ai 30mila euro annui. E i più penalizzati sono le donne e gli under 35. Più di sei traduttrici su dieci (il 64,4%) percepiscono una retribuzione lorda annuale inferiore ai 15mila euro, a fronte del 36,7% degli uomini nella medesima condizione (quasi ventotto punti percentuali di differenza, a svantaggio della componente femminile). E anche i giovani traduttori – gli under35 – guadagnano davvero poco: più del 68% di loro percepisce redditi inferiori ai 15mila euro. Retribuzioni basse che spingono i traduttori ad avere più di un committente e a svolgere un altro lavoro. Il 90% di loro, infatti, ha bisogno di integrare il proprio reddito in altri modi. Per poter sopravvivere, il 54,8% dei traduttori dichiara di svolgere almeno un altro lavoro. Il 18,6% ha dovuto accettare di lavorare in nero e l'84% non vede nessuna prospettiva di sviluppo di carriera. Secondo la ricerca, il 61,7% dei traduttori che lavora per più committenti e il 68% dei monocommittenti hanno redditi inferiori ai 15 mila euro lordi l'anno. Il lavoro del traduttore, inoltre, risulta caratterizzato da ritmi di lavoro serrati, scadenze prefissate e poco flessibili che portano spesso al superamento della soglia convenzionale delle 40 ore lavorative settimanali (76,6%). Ma quando descrivono il proprio lavoro, tra i traduttori prevale la risposta: è un 'mezzo per realizzare te stesso'. Più di sei su dieci fa formazione, con diverse modalità, specie tra le donne, e a proprie spese. Soltanto il 2% dei traduttori editoriali ha la possibilità di formarsi nell'azienda in cui lavora.Più del 27,2% dei traduttori risulta iscritto a una organizzazione sindacale. Ed è un tasso di sindacalizzazione alto per il settore di appartenenza, e tocca punte ancora più elevate nel caso dei monoruolo, di coloro che agiscono su più ambiti territoriali e dei pluricommittenti.