Roma, 11 lug. (Labitalia) – Mille nuovi siti di gioco on line, dai videopoker al texas holder, sono a portata di click. Basta un codice fiscale e una carta di credito per puntare comodamente dal divano di casa. Niente più sgabello da bar, occhiatacce ai passanti curiosi, gettoniere rumorose che dicono se la macchinetta è stata generosa oppure no. Non solo. L'impresa del gioco è fra le pochissime a non subire gli effetti del crollo finanziario: c'è, infatti, una relazione strettissima tra crisi economica e gioco d'azzardo. A lanciare l'allarme è un e-book della Fondazione studi dei consulenti del lavoro, dedicato al gioco d'azzardo patologico e all'impatto nell'ambito lavorativo. "Le famigerate sale slot stanno crescendo a macchia d'olio – si legge nel testo – da quando sull'Italia è piombato l'incubo recessione. Si sta finalmente parlando in maniera diffusa del gioco di azzardo quale malattia che lo Stato italiano, se a parole scoraggia, in pratica, invece, lo alimenta prendendo su questo parte delle royalties. Questo modo di comportarsi utilizzato dallo Stato – si legge ancora – impedisce poi agli enti locali di poter limitare questo pericoloso gioco. E le storie di vite ai margini, di persone rovinate da quel videopoker dove si rifugiano per sfuggire da problemi di povertà e di mancanza di lavoro, si consumano sulle cronache quotidiane". "Viene allora caldeggiata da più parti – ricorda la pubblicazione della Fondazione studi dei consulenti del lavoro – l'approvazione di una nuova legge statale che non faccia dello Stato un approfittatore senza scrupoli. Condividiamo questa scelta e per quanto di nostra competenza faremo di tutto per appoggiarla". Il testo, infatti, analizza il fenomeno del gioco d'azzardo anche in relazione al mondo delle professioni. "Il valore sociale delle professioni ordinistiche italiane – afferma Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei consulenti del lavoro, nella prefazione all'e-book – trova quotidianamente modo di estrinsecarsi con innumerevoli modalità. Nella patologia del gioco d'azzardo per i professionisti è possibile essere molto incisivi, particolarmente quando il bisogno di giocare si manifesta in modo così persistente da condizionare in maniera significativa la propria esistenza". "Quando si investe denaro – fa notare – al di sopra delle proprie possibilità economiche, trascurando i propri impegni quotidiani, si rischia di non essere consapevoli di avere un problema. Ed è qui che i professionisti possono essere utili, se non indispensabili, per limitare, se non eliminare completamente, le disastrose conseguenze sulla vita di chi ne è vittima"."Anche soltanto – sottolinea Marina Calderone – con la presa di coscienza dell'autodistruzione in atto, si può aiutare chi incappa in questa diffusissima patologia standogli vicino con le proprie pecularitá professionali. Il limite che c'è tra un semplice gioco, pur se d'azzardo, e una patologia è molto flebile. Per evitare che dal divertimento si scada nel baratro del vizio, ci sono molte strade. Una è quella della conoscenza e della presa di coscienza del problema. Avere creato questo strumento di conoscenza e approfondimento è meritorio. Analizzare tutti i potenziali rischi del gioco d'azzardo, attivando una serie di misure volte a contrastarlo o a contenerne gli effetti nocivi, evita che un piacevole passatempo si trasformi in un problema esistenziale".