Roma, 10 dic. (Labitalia) – "Al netto del sommerso, la pressione fiscale sui contribuenti che versano le imposte aumenta dal 44,5% al 53,5%". A rilevarlo è il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, durante un incontro sulla legalità fiscale organizzato presso l'Agenzia delle entrate. "Altrettanto evidente -ha aggiunto- è il costante aumento degli adempimenti a carico delle imprese, un pesante onere sui contribuenti onesti a fronte di una scarsa efficacia deterrente sugli evasori". Squinzi ha ricordato le stime Istat secondo le quali l'economia sommersa ha raggiunto una dimensione di oltre 250 miliardi di euro, circa il 17% del Pil, collocandoci al secondo posto di una "poco invidiabile graduatoria internazionale, dopo la Grecia". Squinzi ha dunque sottolineato come il sistema fiscale italiano sia "eccessivamente oneroso e complesso". "Il gettito evaso -ha ricordato Squinzi- secondo le stime del Csc supera i 120 miliardi l'anno. L'imposta più evasa è l'Iva per la quale lo Stato perde circa 35,5 miliardi l'anno, seguita da Irpef 31,5 miliardi, Ires e Irap rispettivamente 8 e 6,3 miliardi". Per Squinzi, "è urgente rendere più equo e trasparente il rapporto tra fisco e imprese". Non serve "a nulla una lotta 'formale' all'evasione, basata sul moltiplicarsi degli adempimenti, dei controlli o delle sanzioni: ocorre una riduzione del prelievo fiscale che oggi imbriglia lavoro e imprese e frena l'economia quasi a voler punire chi produce ricchezza", ha avvertito.