Roma, 4 nov. (Labitalia) – Ottenere dallo Stato italiano, e in particolar modo dal ministero della Pubblica istruzione, il riconoscimento ufficiale della figura di insegnante di italiano per stranieri con l'istituzione di un'apposita classe di concorso per poter accedere al mondo del lavoro mettendo a frutto gli studi effettuati in didattica dell'italiano come lingua seconda e lingua straniera. E' questo l'obiettivo di una petizione che ha già raccolto quasi 4.000 firme in rete e che è stata inoltrata al ministro della Pubblica istruzione, Maria Chiara Carrozza, al sottosegretario del Miur, Marco Rossi Doria, al ministro degli Affari esteri, Emma Bonino, al ministro per l'Integrazione, Cecile Kyenge, ai presidenti di Camera e Senato, oltre che ai membri della commissione Cultura e istruzione della Camera e a quelli della commissione Istruzione pubblica del Senato e della commissione Affari esteri di Camera e Senato. L'iniziativa, partita da Chiara Sbragia, giovane docente di Vico Equense (Na) laureatasi all'università Orientale di Napoli, ha ricevuto subito vasti consensi da colleghi sia italiani che stranieri, grazie anche al passaparola sui social network. "Insegnare italiano -spiega Sbragia- come lingua materna a studenti italiani non è lo stesso che insegnare l'italiano come lingua straniera a studenti stranieri: da oltre 10 anni ormai ci sono insegnanti formati da università italiane per questo scopo che non possono svolgere questa professione perché non ancora regolamentata, al contrario di quanto avviene nella Provincia autonoma di Bolzano dove è prevista la cattedra di Italiano come lingua seconda. Allora perché non si è pensato di estenderla al resto del territorio nazionale visto che l'immigrazione continua ad aumentare?". Nella lettera di accompagnamento allegata alla petizione e inviata alle varie cariche istituzionali, i firmatari sottolineano come "la loro professione sia quasi fantasma nonostante la presenza di giovani laureati formati appositamente da vari atenei italiani con corsi di laurea, master e certificazioni: una vera e propria contraddizione in una società che diventa sempre più multietnica e dove l'integrazione linguistica è il primo passo verso l'integrazione sociale". Il fenomeno dell'immigrazione, l'aumento di minori stranieri nelle scuole e la legislazione attuale (che prevede la conoscenza almeno basilare dell'italiano per ottenere il permesso di soggiorno) sono fattori che, sulla carta, dovrebbero favorire, per i firmatari, l'accesso al mondo del lavoro a quanti, come loro, sono formati specificamente per insegnare l'italiano agli stranieri. In realtà, questi professionisti non riescono a cogliere le giuste opportunità, proprio per la mancanza di un apposito inquadramento che li metta in condizione di accedere ai concorsi come tutti gli altri docenti. A complicare il quadro, e a sottrarre altre opportunità di lavoro a questi insegnanti, intervengono anche altri fattori quali l'accavallamento con la figura degli insegnanti tradizionali di italiano come lingua materna (i docenti di Lettere), e la comparsa di altre figure quali il mediatore culturale e il facilitatore linguistico, il cui reclutamento e la cui formazione sono affidate alle singole competenze scolastiche e regionali e quindi non omogenee nelle loro attuazioni.