Home Nazionale Sanita’: Tdme, casi violenze doppi in donne medico spesso vittime di colleghi

Sanita’: Tdme, casi violenze doppi in donne medico spesso vittime di colleghi

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Milano, 26 nov. (Adnkronos Salute) – Camici rosa nei mirino degli 'uomini che odiano le donne': "Secondo una ricerca che abbiamo condotto alcuni anni fa e presentato al mondo politico, la percentuale di donne medico che subiscono violenze è quasi doppia rispetto alla popolazione generale (4% circa controi il 2%). E purtroppo molta di questa violenza viene esercitata negli ambienti lavorativi da parte di colleghi maschi". Lo spiega all'Adnkronos Salute Mario Falconi, presidente del Tdme, il Tribunale dei diritti e dei doveri del medico. All'indomani della Giornata contro la violenza sulle donne, la categoria fa quindi 'mea culpa': "Anche molti medici maschi hanno delle responsabilità", ammette Falconi. "Parliamo naturalmente di una minoranza del mondo medico maschile – precisa – che però, magari quando si tratta di primari o dirigenti, tende a interpretare il proprio potere in maniera impropria, spesso ai danni delle colleghe più fragili, giovani o separate. Abbiamo deciso di rilanciare questa forte denuncia – spiega – da un lato perché i medici possono avere un potere enorme, se ben indirizzato, nel contrasto della violenza sulle donne. E dall'altro per emarginare quella parte di noi che continua a fare becero maschilismo".Secondo Falconi, "occorre urgentemente mettere in campo un percorso virtuoso che abbia come obiettivo primario quello di 'educare' tutti i maschi italiani, attraverso una formazione che inizi dalla scuola dell'obbligo, prosegua in quella secondaria e termini nelle università. Contestualmente, se si vuole onorare efficacemente il Codice deontologico – precisa – non sarebbe male coinvolgere i medici, anche con il contributo degli Ordini professionali, con percorsi strutturali e obbligatori di educazione medica continua, sia in quanto soggetti in grado di poter essere sempre di più degli accreditati opinion leader per i cittadini su un tema così scottante della nostra società, sia come destinatari, molti di essi, in quanto autori di comportamenti di basso maschilismo, di percorsi formativi-rieducativi da effettuarsi anche durante il corso di laurea". Il presidente del Tdme si appella dunque ai ministri della Salute e dell'Università "affinché investano nella formazione dei cittadini maschi, nella convinzione che non potranno essere leggi più severe, ancorché indispensabili, le sole utili a risolvere il problema".