Roma, 16 set. (Adnkronos Salute) – Una 'scatola nera' in sala operatoria come nella cabina di un aereo, per poter verificare gli eventuali errori in caso di incidente, ma anche per aiutare i chirurghi a rivedere l'intervento e migliorare le proprie tecniche operatorie. Un'idea più volte discussa dagli addetti ai lavori, già attuata in qualche rara struttura, ma che non decolla e ritorna d'attualità a ogni caso di malasanità particolarmente sentito dall'opinione pubblica, come per la vicenda della bambina morta al Policlinico Tor Vergata durante un intervento chirurgico. Sulla necessità di una 'scatola nera' le opinioni di medici, pazienti e operatori si dividono, tra chi teme il 'Grande fratello' in sala operatoria, chi considera le possibilità di migliorare la qualità dell'atto chirurgico e chi intravede l'opportunità di una maggiore trasparenza e oggettività in caso di verifiche. Restano però soprattutto le ragioni economiche il grande ostacolo. Troppo ridotte le risorse a disposizione dei sistemi sanitari. Tra i contrari alla 'black box' i chirurghi ospedalieri dell'Acoi convinti che sia "uno strumento poco applicabile in sala operatoria, non è in grado di offrire tutte le risposte necessarie per capire ogni fase dell'intervento. Un'operazione chirurgica non è un volo aereo" dice all'Adnkronos Salute Luigi Presenti, presidente Acoi, secondo il quale l'idea di utilizzare questo strumento mutuato dall'aeronautica "è ormai già superata. Se ne è discusso negli anni scorsi ma non ha attecchito soprattutto perché poco utile"."La scatola nera vuol dire registrare – prosegue – mettere in piedi meccanismi di controllo che noi consideriamo poco efficaci. Questo non certo perché i chirurghi non vogliano accettare il controllo, in realtà utile anche per loro. Ma perché è impossibile con la registrazione riprodurre tutto ciò che succede in sala operatoria. Non è lo stesso meccanismo dell'aereo". In caso di un evento avverso "il controllo della registrazione – dice ancora Presenti – non è sempre dirimente. E' un meccanismo che da un lato non garantisce, dall'altro può rischiare di dare la falsa certezza di un controllo che deve invece essere assicurato da altri strumenti. Bisogna sicuramente migliorare il monitoraggio della qualità, ma non è questo lo strumento. Un percorso clinico, infatti, non si concentra nell'intervento. Nella discussione, che negli anni abbiamo avuto tra chirurghi sul tema, ci sono stati molto più contrari che favorevoli", conclude Presenti.Di tutt'altro parere il Tribunale per i diritti del malato. "Gli strumenti di controllo oggettivi, per ricostruire con attendibilità quando accade, sono sempre utili. Ovviamente – spiega Tonino Aceti, coordinatore del Tdm – è fondamentale che ci sia una cartella clinica chiara, trasparente, informatizzata. Purtroppo quello che ci risulta è che spesso la cartella è incompleta, compilata male, non informatizzata. In alcuni casi viene scritta in ritardo, quindi non è in grado di fornire informazioni utili in caso di errore". Uno dei limiti principali da superare la mancanza di informatizzazione. "In troppe strutture – aggiunge Aceti – la cartella clinica è cartacea. Ed è un problema enorme. Informatizzare è il punto di partenza. Abbiamo appoggiato e sostenuto anche le proposte di introduzione 'scatola nera'. E' uno strumento che può essere d'aiuto a fare chiarezza in casi clinici controversi. Più strumenti di controllo e garanzia ci sono, meglio è, sia per il paziente che per il medico".