Milano, 22 ott. (Adnkronos Salute) – Meno cibo uguale meno malattie e più anni di vita. Ma anche più "lucidità mentale, energia vivida per tutto il giorno e tempo a disposizione". Ecco il 'teorema di Umberto Veronesi', che spiega perché ha scelto il digiuno proprio "in un'epoca di cibo descritto, raccontato, fatto pregustare e desiderare in ogni dove, sbandierato nelle fiction televisive, sui giornali, su Internet e a ogni piega dei media". La risposta dell'oncologo a questa 'overdose' è che "digiunare un giorno o due a settimana" sia una strategia di prevenzione e un segreto di longevità modo, e che "in nessuna maniera il digiuno volontario, unito a un'alimentazione sana e vegetariana nel resto dei giorni, è un pericolo: è anzi il segreto per il benessere psicofisico". L'oncologo rilancia la sua filosofia di vita nella prefazione del libro 'Le ricette della dieta del digiuno' (Mondadori), firmato dalla senologa Maria Giovanna Luini e dall'oncologo-chef Marco Bianchi, entrambi dell'Istituto europeo di oncologia fondato da Umberto Veronesi. Un testo che raccoglie il testimone del recente successo editoriale di Veronesi, 'La dieta del digiuno'. "Nel libro e nella vita – spiega il direttore scientifico dell'Ieo di Milano – cerco di ridimensionare l'ipertrofica, esagerata enfasi con cui siamo tutti invitati a mangiare"."Sono convinto – scrive Veronesi – che digiunare in modo intelligente, cioè restare del tutto senza cibo per alcune ore (un giorno ogni settimana, per esempio) sia un'ottima procedura di prevenzione delle malattie che più affliggono la nostra società (tumori compresi) e un esercizio di controllo del corpo da parte della mente. Un esercizio filosofico con risvolti concreti del tutto positivi. La longevità, per esempio, è legata alla restrizione delle calorie: nell'ambito del buonsenso, meno mangiamo meglio è perché il nostro corpo per funzionare bene ha bisogno di pochissime calorie e di nessuna proteina animale. Vive più a lungo chi mangia poco e dedica le proprie risorse al talento, alle idee, a coinvolgimento nella società e nella famiglia". "Il corpo è nostro fedele alleato e servitore, ma va preservato da alcuni guai anche molto seri – precisa Veronesi – grazie alla cooperazione della mente. La mente è capace di esercitare un controllo positivo, di stabilire la quantità e qualità degli alimenti con le conseguenze che si possono prevedere: più salute oppure meno salute può dipendere dallo stile di vita che adottiamo a tavola.L'oncologo spiega di vivere l'assenza di cibo come "scelta precisa ed etica". E domanda: "Avete calcolato quanto tempo dedichiamo al cibo e quanto ne potremmo dedicare ad attività interessanti e piacevoli se non ci focalizzassimo troppo sull?atto del mangiare?". Non solo: "Dobbiamo ricordarci da quali epoche arriviamo e quanta gente ancora muoia per carenza di cibo", è il monito dello scienziato. E poi "dobbiamo pensare a chi muore per malattie legate a un'alimentazione eccessiva e sbagliata", perché "si muore anche di sovra-alimentazione. Il cibo è un bisogno e senza si può morire – ammette Veronesi – ma tanti danni possono arrivare anche da una scelta sbagliata nelle abitudini alimentari. Riflettiamo su quanto sia etico abusare delle risorse alimentari che per noi sono scontate e per tanti, troppi altri sono quasi un miraggio".