Roma, 3 dic. (Adnkronos Salute) – Tatuaggio addio per presentarsi al colloquio di lavoro 'acqua e sapone'. Se infatti aumentano i patiti del tattoo in Italia, stimati in oltre un milione e mezzo dall'Istituto superiore di Sanità, crescono anche i pentiti o chi deve farselo cancellare. Nel nostro Paese a prendere questa decisione è più del 30% dei tatuati, soprattutto uomini. E di questi, il 40% lo fa per motivi lavorativi. A fare il quadro è Ezio Maria Nicodemi, chirurgo estetico all'Istituto dermopatico dell'Immacolata (Idi) di Roma, che analizza il fenomeno.A decidere di rimuovere un disegno "soprattutto i giovani che si apprestano a partecipare ai concorsi. E la richiesta più frequente è quella di rimuovere il disegno nel minor tempo possibile", dice il medico. Ma a volte un tattoo deve essere rimosso anche per problemi di salute: "chi ha un tatuaggio, infatti – spiega Nicodemi – può avere problemi nel sottoporsi a esami come la risonanza magnetica, per l'effetto del magnete che attrae i metalli pesanti contenuti nei colori dei tatuaggi. I rischi sono quelli di ustioni e bruciature locali"."Oggi – continua il professore – è possibile far sparire un tatuaggio di medie dimensioni anche in sole due sedute, grazie a un doppio trattamento in una stessa giornata a distanza di 30 minuti l'uno dall'altro". E nel raccomandare a giovani e meno giovani di rivolgersi sempre a centri specializzati per farsi tatuare frasi o disegni sulla pelle, l'esperto si augura che "in un futuro non troppo lontano i tatuatori possano rilasciare ai propri clienti una scheda con le indicazioni sui coloranti utilizzati e la profondità di inserimento nella pelle, per rendere meno difficoltoso il lavoro del medico che poi eventualmente dovrà toglierli".