Roma, 1 ott. (Adnkronos Salute) – Parte l'aumento dell'Iva, e "già oggi l'Istat ci dice che il 12% degli anziani ha ridotto ulteriormente gli acquisti alimentari. L'effetto reale di questo nuovo aumento sarà un'ulteriore riduzione dei consumi: gli anziani eviteranno, come già avviene, di acquistare una bistecca, scegliendo invece più spesso il piatto di pasta. E la dignità?". A chiederselo è FederAnziani, la Federazione della terza età che, in occasione delle ricorrenze della Giornata internazionale degli anziani e della Festa dei Nonni, traccia un bilancio della condizione della popolazione anziana in Italia. Secondo il rapporto annuale dell'Inps 2012 la metà dei pensionati italiani percepisce meno di 1.000 euro al mese, il 31% ha una pensione tra i 1.000 ed i 500 euro mensili, mentre il 15% addirittura percepisce una pensione inferiore ai 500 euro. Con queste misere somme diventa sempre più difficile mettere insieme i pasti e la tutela della salute: ogni anno gli over 65 spendono di tasca loro 5 miliardi per l'acquisto di farmaci, senza contare le spese per le visite specialistiche. In questo contesto, "continuano a sostenere le proprie famiglie sia economicamente che mettendo a disposizione il proprio tempo in attività di cura e di baby sitting: 1 su 3 si occupa dei nipoti quando i genitori lavorano e circa il 10% dei nonni vive con i nipoti (la percentuale sale al 18,6% se si tratta di nonne). E anche il 63% degli accessi pediatrici avviene in compagnia dei nonni e non dei genitori", ricorda FederAnziani. "La nuova tassa non farà altro che gravare sulle tasche della popolazione in difficoltà, e gli anziani sono i soggetti più colpiti, mentre diminuiranno le possibilità di aiuto alle famiglie e ai propri nipoti: i pensionati italiani sono i più tartassati", dichiara Roberto Messina, presidente di FederAnziani. "Si consideri che tutto questo influirà ulteriormente sulle cure per gli anziani, che si vedranno costretti a scegliere tra un piatto di minestra e le medicine necessarie per la terapia", conclude.