Roma, 30 dic (Adnkronos Salute) – Il 2013 è stato l'anno delle 'culle vuote' in Italia: 62 neonati in meno al giorno rispetto al 2012. Il dato delle nascite, in calo da tempo, è infatti il più basso dal 1980. Con qualche differenza geografica: i capoluoghi tengono meglio rispetto alla provincia. E per quanto riguarda le grandi città Roma si espande, Milano recupera, Firenze è stabile. Mentre, a sorpresa, la fiducia arriva dalle zone terremotate dell?Emilia dove c'è stato, sebbene solo in alcuni Comuni colpiti, un incremento di natalità. Un "segno benaugurante di speranza", secondo il pediatra Italo Farnetani che traccia il quadro delle nascite 2013 elaborando per l'Adnkronos Salute i dati Istat. Per il pediatra, autore tra l'altro di libri di consigli per i genitori, "il 2013 è stato un disastro: è continuato l'andamento negativo, senza intravedere una possibilità di inversione di tendenza. Si è avuto il peggiore dato negativo degli ultimi 33 anni". I base ai dati provvisori Istat dei primi sette mesi di quest'anno – significativi perché rappresentano il 57% dei nati dell'intero anno – messi a confronto con quelli dello stesso periodo del 2012, si nota che in Italia si è avuta un'ulteriore perdita del 4,26% rispetto al 2012, in numeri assoluti 291.853 neonati contro 304.850. Facendo una proiezione, in base a quest'andamento, si stima che, nel 2013 si avranno 511.430 nascite, cioè 22.756 bebè in meno: 62 neonati in meno ogni giorno rispetto al 2012. Addirittura 57.427 rispetto al 2009, cioè 152 in meno al giorno.Un fenomeno che, secondo Farnetani, non è legato tanto alla crisi economica quanto a scarsa fiducia nel futuro. "A differenza degli anni passati, in cui l'andamento della natalità era un indice dello stato dell'economia reale, per cui l'incremento e il decremento seguivano le possibilità di lavoro e l'andamento economico delle singole aree, nel 2013 si è avuto un andamento al ribasso generalizzato in tutta Italia, a dimostrazione di una mancanza di fiducia e la voglia di attendere tempi migliori per concepire un figlio", spiega il medico. Il consiglio agli aspiranti genitori "è quello – dice Farnetani – di attendere a concepire un figlio se si vive una situazione d'incertezza che provoca sfiducia, ansia, oppure se si vuole che la famiglia si stabilizzi anche dal punto di vista economico. Non si garantisce, infatti, un armonico sviluppo psicoaffettivo del bambino quando all'interno della famiglia c'è un clima d'incertezza e di sfiducia". "Il bambino – continua il pediatra – ha bisogno di vedere i genitori autorevoli, che gli diano sicurezza. Negli ultimi anni si è assistito a un incremento dell'età dei genitori soprattutto alla prima esperienza. Anzi, talvolta l'innalzamento dell'età media di mamme e papà non è un fenomeno negativo. Con l'età si ha un aumento di maturità, pertanto è prevedibile che i genitori siano più autorevoli e sicuri".