Roma, 14 ott. (Labitalia) – "E' chiaro che 5 miliardi da destinare al taglio del cuneo fiscale sul lavoro sono pochi, e che si tratta di un intervento piuttosto leggero, ma da qualche parte bisogna pur cominciare ed è meglio di niente". Così l'economista Pietro Reichlin, docente alla Luiss di Roma, commenta con Labitalia l'ipotesi che nella legge di stabilità possa essere inserito un taglio al cuneo fiscale sul lavoro del valore di 5 miliardi. Per Reichlin, si tratterebbe comunque dell'"ennesimo provvedimento in 'ordine sparso', mentre sarebbe stato meglio che il governo avesse messo in campo interventi più coordinati sul sistema fiscale". Insomma, riassume Reichlin, "l'impressione è che si vada un po' a tentoni: una volta l'Imu, poi aumento Iva sì o aumento Iva no, poi tax service". Sarebbe stato bene, ammonisce l'economista, "aver accolto il suggerimento di istituzioni autorevoli internazionali che invitavano a spostare la tassazione dai redditi da lavoro verso i beni immobiliari". "Insomma, non si doveva cancellare l'Imu", sintetizza Reichlin, per il quale "l'aumento dell'Iva di un punto percentuale è stato forse il male minore". "Di sicuro è stato meglio -osserva- aver aumentato l'Iva e poter procedere con il taglio al cuneo fiscale sul lavoro. Anche perché le imprese, in questa fase di contrazione dei consumi, sono riluttanti ad aumentare i prezzi al consumo. E l'aumento dell'Iva può anche aiutare la bilancia dei pagamenti".E alla leader della Cgil, Susanna Camusso, che oggi, dalle pagine de 'La Repubblica', chiede di aumentare la tassazione su Bot e rendite finanziare per aumentare le risorse a disposizione del taglio del cuneo sul lavoro, Reichlin risponde: "La Cgil fa stime esagerate; da questa ulteriore tassazione non si possono ricavare tanti soldi. Senza contare che una cosa di questo genere la pagheremmo cara in termini di rialzo di tasso d'interesse".