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Rapporto diritti globali, quattro obiettivi per politica cambiamento

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Roma, 4 giu. (Labitalia) – Quattro obiettivi prioritari per innescare una politica del cambiamento per uscire dalla crisi. A indicarli è il 'Rapporto sui diritti globali 2013', edito da Ediesse e a cura di Associazione Società Informazione Onlus, promosso da Cgil, in collaborazione con ActionAid, Antigone, Arci, Cnca, Comisiones Obreras Catalogna, Fondazione Basso-Sezione Internazionale, Forum Ambientalista, Gruppo Abele, Legambiente, Sbilanciamoci!. Primo obiettivo è quello, si legge nel testo, di "ritrovare un equilibrio tra la sfera dell'economia, in cui sono protagoniste le imprese e operano i mercati, la sfera della società, in cui opera la società civile sulla base di principi di solidarietà e partecipazione, e la sfera della politica in cui cittadini e organi di governo prendono decisioni sul bene comune attraverso il metodo della democrazia e si realizzano le attività del settore pubblico". "Negli ultimi trent'anni – si sottolinea – l'economia ha occupato ambiti e attivita che devono essere restituiti alla societa e alla politica". Secondo, occorre "affiancare agli obiettivi (quantitativi) di crescita e di efficienza economica obiettivi di miglioramento della qualità, del benessere nelle sue molteplici dimensioni, dell'equità e dell'uguaglianza, orientando il cambiamento economico verso una maggior sostenibilità sociale e ambientale". Terzo obiettivo è quello di "indirizzare la crescita economica verso lo sviluppo di nuove attività ad alta intensità di conoscenza, apprendimento, valore aggiunto, occupazione stabile, alti salari, capaci di dare risposte a bisogni e domande insoddisfatte". Infine, al quarto posto, il Rapporto indica la necessità di "avviare questo riorientamento attraverso un processo di ampia partecipazione democratica sia all'interno dei processi politici, sia nell'azione della societa civile nelle sue varie articolazioni, restituendo senso ed efficacia agli strumenti di intervento, pubblici e sociali, che devono realizzare questi obiettivi". Il Rapporto, intitolato quest'anno 'Il mondo al tempo dell'austerity', è giunto all'undicesima edizione: "Undici anni di passi indietro, di arretramento dei diritti, di riduzione della ricchezza, di indebolimento della democrazia, di demolizione del sistema di welfare. L'austerità sta aggravando decisamente la crisi e sono ormai in molti a chiedere a gran voce che si intraprenda la strada della ripresa, degli investimenti e della spesa sociale", rimarca. Come spiega Sharan Burrow, segretario generale dell'International Trade Union Confederation (Ituc), il sindacato mondiale, che quest'anno per la prima volta firma la prefazione del Rapporto, siamo di fronte a una "storica e finale resa dei conti con il modello sociale che ha contraddistinto a lungo l'Europa, garantendo i diritti del lavoro e delle fasce più deboli della popolazione". "Dietro lo schermo delle ragioni economiche e di bilancio – dice – si afferma una visione del mondo e delle relazioni sociali e umane diversa da quella che abbiamo conosciuto e che è stata conquistata dalle lotte e dai sacrifici dei lavoratori, dei sindacati, delle forze sociali lungo tutto il secolo scorso". Nella risposta alla crisi, si sostiene, il sindacato deve avere un ruolo di primo piano, deve ricominciare a organizzarsi, a ridare potere contrattuale ai lavoratori, a intensificare la propria influenza per respingere con forza l'agenda mondiale, per affermare una nuova economia e nuove relazioni industriali, nel segno dell'equità, dell'ecologia, della riduzione degli squilibri tra Nord e Sud del mondo, dei diritti umani, del welfare.

Articlolo scritto da: Adnkronos