Roma, 11 giu. (Labitalia) – "La protezione dei dati è fondamentale ed è un impegno ancora più necessario in una stagione di sfiducia diffusa, non solo nei confronti delle istituzioni ma nello stesso valore dei diritti, spesso percepiti come sacrificabili rispetto alle diverse emergenze generate dalla crisi economica e sociale". E' quanto sottolinea il Garante per la privacy, Antonello Soro, nella relazione annuale presentata nella Sala della Regina a palazzo Montecitorio, davanti alla presidente della Camera, Laura Boldrini. "Per evitare questa deriva – avverte Soro – è giusto riaffermare il primato dei diritti: solo partendo da qui, diventa possibile coltivare l'ambizione di ricomporre le crescenti fratture sociali attorno a una nuova idea di cittadinanza. Nel tempo della società digitale – osserva ancora il Garante – la protezione dei dati ha acquisito e deve acquisire ogni giorno di più un ruolo centrale".Nel campo fiscale, avverte, "l'enorme concentrazione di dati, per quanto giustificata da forti motivazioni sociali, deve consentire soltanto accertamenti selettivi e non forme di controllo generalizzato". Rilevando come "i provvedimenti relativi all'Anagrafe tributaria abbiano suscitato più di una divisione nell'opinione pubblica", Soro esorta a "coniugare al meglio la tutela di due diritti: quello alla privacy e quello all'equità fiscale", nella convinzione che "la riservatezza è espressione della nostra libertà: così come la libertà individuale confina con quella della comunità, così la privacy del singolo non è mai totalmente separabile dalla dimensione delle libertà collettive".Per Soro, "protezione dati e trasparenza non sono e non devono essere viste come antagoniste, ma strettamente complementari" e dunque "è imprescindibile la ricerca di un equilibrio fra trasparenza dell'azione amministrativa e privacy dei cittadini". Avverte Soro: "Il rigoroso rispetto dei principi a base delle norme sulla privacy evita che una malintesa idea di trasparenza sia usata in modo strumentale per legittimare forme di discriminazione che deriverebbero, ad esempio, dalla pubblicazione di dati sensibili. Trasparenza – spiega il Garante – non vuol dire necessariamente riversare in rete tutto il contenuto di un provvedimento amministrativo, perché possono esserci informazioni non rilevanti ai fini del sindacato democratico ma pregiudizievoli in modo irreparabile per la dignità della persona interessata".