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Presentato in Camera di Commercio di Arezzo il Rapporto Excelsior 2013

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Presentati in Camera di Commercio di Arezzo dal Presidente della Camera di Commercio di Arezzo, Andrea Sereni, dal Segretario Generale Dott. Giuseppe Salvini e da Marco Pini di Unioncamere i dati aggiornati, riferiti al territorio provinciale, del Sistema informativo Excelsior che offre informazioni sulla domanda di lavoro e sulle figure professionali richieste dalle imprese.
Il Rapporto Excelsior sui fabbisogni professionali e formativi delle imprese aretine dei settori industria e servizi nell'anno 2013, giunto alla sua diciassettesima edizione, è promosso dal sistema camerale in accordo con il Ministero del Lavoro ed è inserito nel Programma Statistico Nazionale.

La rilevazione infatti prevede l'intervista a livello nazionale di oltre 100.000 imprese, di cui circa 800 operanti in provincia di Arezzo e , per l'ampiezza e profondità di analisi Excelsior è lo strumento informativo più completo oggi a disposizione per la conoscenza dei fabbisogni delle imprese riguardo al mercato del lavoro.

Dal Rapporto emerge come le dinamiche del mercato del lavoro risultino, , sia a livello nazionale sia a livello locale, fortemente influenzate dalla debolezza dello scenario economico caratterizzata da ulteriori segnali di rallentamento della produzione conseguenti anche al perdurare di criticità sul versante dei consumi interni, solo in parte bilanciata dalla crescita sul versante export.

In provincia di Arezzo la variazione occupazionale prevista per l'anno in corso è di segno negativo, e dovrebbe attestarsi attorno a -1.550 unità. Questa riduzione è determinata sostanzialmente dai contratti di lavoro dipendente (sia "stabili" che a termine), con un saldo pari a -1.510 unità.

Anche per le collaborazioni a progetto i contratti in scadenza il saldo atteso è negativo (-70 unità), mentre per i contratti in somministrazione e per altre modalità di lavoro indipendente (collaborazioni occasionali, incarichi a professionisti con partita IVA) i contratti attivati dovrebbero superare, sia pure di poco, quelli in scadenza.

A livello settoriale, la perdita di "posti di lavoro" previsti nella provincia è più accentuata nei servizi (-910 unità) che nell'industria (-640). Mentre nell'industria il trend negativo è dovuto prevalentemente alla crisi delle costruzioni, fra i servizi incide soprattutto la contrazione nelle attività del commercio.

Il bilancio occupazionale negativo previsto in provincia di Arezzo (-1.550 unità) è il risultato della differenza fra 3.790 "entrate" e 5.340 "uscite" di lavoratori dalle imprese. I flussi di lavoratori in entrata saranno costituiti da circa 620 assunzioni "stabili" (ossia a tempo indeterminato o con contratto di apprendistato, inteso quest'ultimo come punto di partenza verso un contratto a tempo indeterminato), poco più di 1.900 assunzioni a tempo determinato (o altre modalità a termine,quali i contratti a chiamata) e 1.260 contratti atipici (somministrazione, collaborazioni a progetto e altri contratti di lavoro indipendente).

Rispetto allo scorso anno, diminuisce leggermente la quota delle assunzioni stabili (dal 19 al 16%), si mantiene pressoché invariata quella delle assunzioni "a termine" e aumenta quella dei contratti atipici (dal 31 al 33%).

In provincia di Arezzo, rispetto allo scorso anno, le assunzioni dovrebbero diminuire del 14% (da 2.950 unità alle attuali 2.530), un calo più accentuato della media regionale (-13%) e di quella nazionale (-11%).

Nella provincia circa il 25% delle assunzioni saranno part-time, quota che risulta in diminuzione rispetto al 30% di quattro anni prima. Questo è un andamento opposto a quello che si rileva a livello nazionale, dove fra il 2009 e il 2013 le assunzioni part-time sono passate dal 20 al 27% circa.
Alla riduzione delle assunzioni corrisponde, naturalmente, un calo del "tasso di assunzione", che ad Arezzo è passato dal 4,2 al 3,7% del 2013: percentuale, quest'ultima, inferiore sia alla media regionale sia a quella nazionale. Fra tutte le province toscane, Arezzo si colloca in fondo alla classifica secondo il tasso di assunzione, distanziata di diverse lunghezze da Livorno e Grosseto, che con tassi attorno al 9% sono le prime nel ranking.

I bassi livelli della domanda di lavoro e gli alti livelli dell’offerta hanno portato, sia in provincia di Arezzo che, più in generale, in tutt'Italia, a una riduzione dei problemi segnalati dalle imprese nel trovare le figure che intendono assumere.

Nel 2013 questi problemi interesseranno il 15% delle assunzioni previste nella provincia
(circa 4 punti in più della media nazionale); nel 2012 l'analoga quota era pari al 20%. Le difficoltà sono più spesso attribuite a una inadeguata preparazione dei candidati (11% del
totale) che non a una scarsità di persone disponibili all'assunzione (4%).

Fra i principali settori dell'economia provinciale, le difficoltà di reperimento sono più frequenti nei servizi avanzati alle imprese (unico settore che prevede un incremento occupazionale), dove oltre la metà dei profili ricercati risulta difficile da trovare, nel tessile-abbigliamento (32%) e nel turismo-ristorazione (26%).
Al contrario, le assunzioni risultano particolarmente agevoli nelle industrie metalmeccaniche ed elettroniche e nelle industrie dei gioielli.

Così come accadeva negli anni scorsi, anche nel 2013 le imprese si orientano prevalentemente verso candidati in possesso di esperienza specifica. In provincia di Arezzo, al 28% dei nuovi assunti verrà richiesta un'esperienza nella professione (contro 21% in media in Italia) e a un ulteriore 29% un'esperienza almeno nel settore in cui opera l'azienda (35% in Italia).
La frequenza con cui le imprese della provincia richiedono una precedente esperienza specifica però varia sensibilmente da settore a settore, con quote sulle assunzioni totali comprese fra il 38% nei servizi operativi e l'82% nelle industrie dei gioielli e nei servizi alle persone.
Nel 2013 le imprese aretine "riserveranno" ai giovani con meno di 30 anni il 25% delle assunzioni programmate, nel 26% dei casi ricorreranno a candidati meno giovani e nel 49% dei casi non reputano l'età rilevante.
Ripartendo le assunzioni per cui l'età non è un requisito importante fra le due classi di età (con meno di 30 anni e con 30 o più anni), si stima che le opportunità per i giovani potranno raggiungere quasi la metà delle assunzioni totali.
Ciò sembra indicare una diminuzione delle opportunità per i giovani rispetto allo scorso anno (quando tale quota era pari al 58%). Questo "indice di preferenza" per i giovani è inoltre di circa 7 punti inferiore alla media nazionale (che fra il 2012 e il 2013 passa dal 58 al 56%).
La propensione ad assumere giovani è leggermente più elevata fra le imprese dei servizi (dove raggiunge il 50% del totale) che fra quelle dell'industria (47%).

Nella provincia risultano in diminuzione anche le opportunità per le donne.
Tenendo conto delle assunzioni per cui le imprese considerano uomini e donne ugualmente adatti a esercitare la professione e ripartendole in proporzione a quanto espressamente dichiarato, queste risultano pari al 41% del totale (contro il 51% del 2012). A livello nazionale le assunzioni "aperte"
al personale femminile invece si mantengono stabili, attorno al 39-40%.
Il 2013 evidenzia un andamento negativo anche per le assunzioni di lavoratori immigrati.
In provincia di Arezzo queste non supereranno le 340 unità, per una quota sulle assunzioni totali pari al 13%, 6 punti in meno rispetto al 19% dello scorso anno e inferiore al 15% che si registra in media in Italia. Le quote di lavoratori immigrati diminuiscono sia nell'industria sia nei servizi, attestandosi rispettivamente all'11% e al 15% del totale.

Per quanto concerne le tipologie di assunzioni, nel 2013, in provincia di Arezzo, le assunzioni di figure high skill, ossia dirigenti,specialisti e tecnici si attesteranno a circa 370 unità, pari al 15% del totale, quota di due punti inferiore alla media nazionale.
Le assunzioni di figure di livello intermedio saranno circa 960 (per una quota pari al 38% del totale, contro una media nazionale del 46%), di cui circa 330 saranno impiegati (il 13% del totale) e 640 saranno figure tipiche del commercio e dei servizi (25%).
Le restanti 1.200 assunzioni previste riguarderanno figure di profilo più basso, la cui quota è pari al 47% (37% la media nazionale). Di questo gruppo faranno parte circa 770 figure operaie (il 30% del totale) e 430 figure generiche e non qualificate (17%).Da un confronto con il 2012 emerge che, ad Arezzo, la quota dei profili high skill sulle assunzioni totali programmate è aumentata di quasi tre punti percentuali, tornando così al livello del 2011. Un andamento positivo, però un po' meno marcato, si registra anche nella regione (+1 punto circa) e complessivamente in Italia (+2 punti).
Nella provincia risulta in aumento anche la quota di profili operai e generici (+5 punti), a scapito delle professioni intermedie, che perdono quasi 8 punti.

Guardando più in dettaglio alle professioni richieste dalle imprese aretine, si rileva che oltre la metà delle assunzioni programmate è concentrata su sole sei figure.
Nella parte più alta della classifica troviamo le professioni non qualificate nel commercio e nei servizi, con 310 assunzioni, i profili intermedi tipici del turismo e della ristorazione (290) e le professioni intermedie del commercio (260), tutte professioni caratterizzate da un'elevata rotazione del personale, che spesso vengono assunte con un contratto a termine.
Fra queste professioni, solo per quelle tipiche del turismo le imprese aretine segnalano frequenti problemi in fase di reclutamento, che interesseranno oltre il 29% delle assunzioni.
Difficoltà di reperimento abbastanza elevate e superiori alla media provinciale si registrano anche per gli operai specializzati nelle costruzioni e nella manutenzione degli edifici. Per contro non sussistono quasi mai problemi nel reperire gli addetti alle funzioni di segreteria.

Delle 2.530 assunzioni programmate nel 2013 in provincia di Arezzo, circa 220 saranno destinate a persone laureate, poco più di 1.100 a diplomati della scuola secondaria superiore, 330 a persone in possesso della qualifica professionale e 860 a figure a cui non verrà richiesta una formazione scolastica specifica.
Al di là della consistenza delle assunzioni,rispetto al 2012 si registra un innalzamento della richiesta di scolarità, che si collega all'aumento dell'incidenza di figure high skill.
La quota dei laureati sul totale degli assunti passa infatti dal 6% del 2012 al 9% di quest'anno, mentre quella dei diplomati passa dal 42 al 44%. Laureati e diplomati insieme detengono quindi il 53% delle assunzioni programmate nella provincia per il 2013, quota allineata alla media nazionale ma superiore di 3 punti a quella regionale.
L'aumento dell'incidenza di laureati e diplomati che si registra ad Arezzo si traduce in minori “spazi” per coloro che hanno conseguito una qualifica professionale (la cui quota sulle assunzioni totali passa dal 14 al 13%) ma soprattutto per chi non ha una formazione scolastica specifica (dal 39 al 34%).
Oltre alla formazione scolastica, è stato chiesto alle imprese di indicare quali fossero le competenze "aggiuntive" che esse ritengono importanti, oltre a quelle specifiche della professione, al fine di svolgere adeguatamente le mansioni previste.
Fra queste, quella che le imprese aretine considerano più importante quando assumono personale laureato e diplomato è la capacità di lavorare in gruppo, che viene indicata come “molto importante” nel 50% delle assunzioni programmate. Nelle posizioni successive, con un numero di segnalazioni attorno al 44-46% figurano capacità di lavorare in autonomia, la flessibilità e capacità di adattamento, l'abilità nel gestire i rapporti con i clienti e la capacità comunicativa.
Appaiono invece poco rilevanti le abilità creative e di ideazione, indicate come molto importanti solo nel 15% dei casi, e le capacità direttive e di coordinamento (10%). Queste ultime vengono in genere richieste solo alle figure che avranno funzioni dirigenziali, che sono caratterizzate da una bassa rotazione e per le quali le assunzioni previste sono tradizionalmente poco numerose.

Nel 2012, così come nell'anno precedente, le imprese aretine hanno svolto una diffusa attività di formazione mediante corsi specifici a favore dei propri dipendenti. Tuttavia, presumibilmente per effetto della crisi, la quota di imprese che hanno svolto corsi di formazione ha visto una diminuzione: nel 2012 essa è stata pari al 28%, contro il 34% del 2011. I dipendenti che hanno partecipato a corsi di formazione nel 2012 sono stati, a loro volta, il 26% del totale (a fronte del 30% in media nella regione e del 31% a livello nazionale). Un'ulteriore modalità formativa delle imprese consiste nell'ospitare tirocinanti e stagisti, in genere giovani che stanno concludendo o hanno appena concluso il percorso di studi. Il tirocinio / stage è però anche uno strumento per selezionare possibili candidati per futuri inserimenti in azienda. Nel 2012 il 13% delle imprese aretine ha sfruttato questa opportunità (una quota appena inferiore alla media della regione e dell'intero Paese), accogliendo per periodi di diversa estensione 1.760 stagisti e tirocinanti, un numero che torna ai livelli del 2010, dopo il calo del 2011.