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Pessi, neutralizzare per 2 anni norme Fornero su flessibilità in entrata

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Roma, 2 mag. (Labitalia) – "Neutralizzare per uno o due anni le norme Fornero sulla flessibilità in entrata" e recuperare il più possibile "posti di lavoro, anche flessibili". Lo propone, con Labitalia, Roberto Pessi, giuslavorista e prorettore alla didattica della Luiss Guido Carli, commentando le parole del ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, che ha ipotizzato cambiamenti nella riforma Fornero. "Da buon ex presidente dell'Istat -dice Pessi- il ministro Giovannini si è reso conto che uno degli effetti della riforma Fornero è stato quello di accentuare in qualche modo alcune paure e alcune rigidità. Per questo, quando parla della possibilità di modificare la riforma, immagino che pensi soprattutto alla flessibilità in entrata. La riforma Fornero -spiega- imponeva soluzioni vigorose e anche coerenti sul piano normativo, ma è chiaro che in questo momento in cui c'è così grande difficoltà occupazionale, bisogna essere più flessibili possibili e recuperare più posti di lavoro possibili. Vanno bene anche i collaboratori coordinati e continuativi, per intenderci, magari anche il recupero delle partite Iva, magari gli associati in partecipazione e i contratti a termine". "E' chiaro cioè che in questo momento -auspica il giuslavorista-ci vuole un'iniezione di flessibilità massima per recuperare tutti gli interstizi possibili del mercato del lavoro e soprattutto per evitare che qualche eccesso di paura (legato ovviamente all'ipotesi che un utilizzo di un certo tipo di rapporto possa poi portare a un contratto di lavoro 'per la vita', a tempo indeterminato), spinga le imprese a una certa prudenza nelle assunzione".Una cosa è certa, per Pessi: "Toccare l'art. 18 in questo momento appare impensabile, perché il clima sociale ne risentirebbe. Fra qualche mese, fra qualche anno e in un clima concertativo, forse potrà forse essere possibile -ipotizza Pessi- ripensare all'art.18, ma in questo momento credo che il tema di fondo sia la flessibilità in entrata. Al limite neutralizziamo per uno-due-tre anni certe norme un po' troppo rigorose e cerchiamo di recuperare lavoro". Sembra tramontata anche l'ipotesi di un reddito minimo garantito. "E' molto complesso realizzarlo: c'è anche un problema -dice Pessi- di raccordo con l'evasione. In un paese in cui c'è un alto tasso di lavoro 'sommerso' il rischio che il reddito minimo garantito vada a premiare in termini quantitativi anche situazioni di non bisogno è evidente che spaventa"."E' un problema anche di cultura -conclude Pessi- e di evoluzione del Paese che deve ritrovare la forza nella sua solidarietà di conformarsi alla normativa vigente. Dobbiamo immaginare un Paese più equilibrato più virtuoso e che, se c'è un rapporto di lavoro, lo dichiara e quindi fiscalmente trasparente e che allo stesso modo ha la possibilità di assumere un cameriere per un certo periodo senza che quell'assunzione sia a vita".