Roma, 16 dic. (Labitalia) – Nuove regole per il lavoro entro gennaio e magari un Testo Unico semplificato che riunisca tutte le norme in materia. L'obiettivo che si è dato Matteo Renzi è ambizioso e punta in alto, ma non è di semplice realizzazione. "Fare un Testo Unico vero in materia di lavoro (e non fatto di soli rinvii) in linea teorica è possbile, ma è un compito arduo perchè significa riformare completamente tutto il dettato sul lavoro, comprese quelle norme che ci sono state chieste o imposte dall'Europa. Un esempio per tutti: sul solo orario di lavoro, in recepimento di una direttiva europea, ci sono circa 45 norme: per la durata del lavoro, per i limiti agli straordinari, per donne e fanciulli e così via". Così Roberto Pessi, prorettore alla Didattica e professore di Diritto del Lavoro della Luiss di Roma, parla con Labitalia della fattibilità di una semplificazione 'hard' del nostro codice del lavoro. Quello del Testo Unico sembra al giuslavorista "un obiettivo velleitario e molto difficile". Più probabile, invece, una riforma che punti alla semplificazione e alla riscrittura di alcuni punti strategici. "L'ipotesi che avanza Renzi, sulla scorta del pensiero di Ichino -spiega Pessi- sembra quella di un contratto unico di inserimento. Qui certo può bastare un solo articolo, anche se c'è già l'art. 2094 del Codice civile: si potrebbe partire da lì". Dunque non sarebbe complicato 'semplificare' le regole in entrata. Quello che rimane duro da superare, osserva Pessi "è ancora una volta lo scoglio della risolubilità del rapporto di lavoro, l'art. 18". "Immaginando tutele progressive per i lavoratori, che si consolidano man mano che prosegue la permanenza nell'occupazione, è necessario infatti rendere 'solubile' il matrimonio tra impresa e lavoratore, anche prevedendo forti risarcimento in denaro in caso di uscita. Altrimenti, ne sono convinto, -dice Pessi- il mercato del lavoro non decollerà". "Il tema dell'art 18 -sostiene il giuslavorista- è ineludibile. Le aziende alla bisogna devono poter risolvere il rapporto di lavoro. Basti vedere con quali difficoltà stenta ad affermarsi il 'nuovo' contratto di apprendistato riformato da Fornero: da quando è diventato un contratto a tempo indeterminato, molte aziende hanno paura ad usarlo e preferiscono stipulare contratti a tempo determinato acausali". Insomma, se vorrà davvero lasciare il segno, la riforma del lavoro targata Renzi, dovrà superare molte resistenze a partire, da alcuni settori sindacali. "Renzi ha sostanzialmente davanti a sé 3-4 mesi per ultimare le sue riforme: sono quelli in cui sarà 'un uomo solo al comando' -conclude Pessi- Se ce la farà a far accettare la solubilità del rapporto di lavoro, potrà funzionare. Ma sia chiaro che sta accettando una sfida sulla materia più complicata che c'è in questo Paese: il lavoro".