Home Nazionale Pescatori: no ad aumento canoni acquacoltura, in catene in mare aperto

Pescatori: no ad aumento canoni acquacoltura, in catene in mare aperto

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Alghero, 26 set. (Labitalia) – Incatenati nelle gabbie per l'allevamento dei pesci in mare aperto per dire no all'aumento dei canoni per gli impianti di acquacoltura. E' la protesta scelta dai pescatori di Coldiretti Impresapesca e che andrà in scena domani, venerdì 27 settembre, alle 9,30, in Sardegna, nel tratto di mare davanti al Golfo di Alghero. Quindi, non solo la crisi e la concorrenza del pesce 'estero', ma anche una maxistangata in arrivo per fine anno rischia di mettere in ginocchio un settore che conta un migliaio di addetti. "Alla scadenza delle concessioni nel dicembre di quest'anno -spiega a Labitalia Mauro Manca, presidente dell'associazione degli acquacoltori di Coldiretti Impresapesca e promotore dell'iniziativa- le aziende che non sono cooperative arriveranno a pagare canoni tra un minimo di 200mila fino a un massimo di 1 milione di euro. Somme che sono al di sopra dei nostri fatturati e che quindi ci porteranno a chiudere i battenti". Fatturati che, spiega, potrebbero essere ben più alti. "Noi abbiamo -spiega- 11 impianti di acquacoltura intensiva in Sardegna in cui alleviamo orate e spigole, ma anche saraghi e anguille. Abbiamo una produzione di circa 2mila tonnellate. Nella nostra regione la produzione potrebbe raddoppiarsi, arrivare a 4mila tonnellate, ma ciò non avviene per mancanza di certezze nella quota di canone e anche per il problema del credito. C'è quindi nel nostro Paese -aggiunge- una capacità produttiva 'castrata'". E la situazione non cambia nel resto dello 'Stivale'. "Mettendo a regime già solo gli impianti esistenti, che sono una cinquantina in tutta Italia, si potrebbe raddoppiare la produzione nel nostro Paese", avverte. In modo da evitare, spiega Manca, "importare l'80% del pesce che consumiamo, come avviene adesso". Le aziende di acquacoltura chiedono, quindi, spiega, "di non essere discriminate: non chiediamo soldi, solo di non dover pagare somme per le concessioni che sono al di fuori del nostro fatturato". Anche perchè, ricorda Manca, quello dell'acquacoltura è un settore che può dare una crescita importante in termini occupazionali. "La mia azienda -continua Manca- produce 50mila tonnellate e fattura meno di 400mila euro all'anno e nonostante questo riesce a dare lavoro stabilmente a 7 persone. Se consideriamo una media di 10-12 dipendenti per una cinquantina di impianti -conclude- arriviamo a contare un migliaio di addetti nel settore".