Roma, 30 mag. (Labitalia) – Seimila euro in meno. Questa la differenza sofferta, in media, dalla retribuzione di una professionista con partita Iva rispetto a un collega uomo. Non solo, il gap retributivo aumenta con l'età e raggiunge i 7.000 euro tra i 40 e i 59 anni. E' quanto evidenzia lo studio dall'Osservatorio lavoro atipico dell'associazione '20 maggio-Tutelare i lavori', effettuato, sulla base dei dati Gestione Separata Inps, da Patrizio Di Nicola (docente all'Università 'La Sapienza' di Sociologia del lavoro).La differenza retributiva di genere è maggiore nel Veneto (con 6.708 euro annui in meno per le donne rispetto ai loro colleghi maschi), mentre la differenza tra i generi minore si trova nelle regioni del Sud dove, però, sono inferiori anche i compensi di entrambi i sessi. E il problema dei compensi, dice lo studio, è pesante per questi professionisti.Un lavoratore con partita Iva che ha un reddito lordo di 1.000 euro al mese, spiega lo studio, oggi ha un reddito netto disponibile di 545 euro. "Se fosse confermato l'aumento delle aliquote Inps decise dai precedenti governi -avverte Di Nicola- il reddito si ridurrebbe a 485 euro mensili. Chi realizza un reddito di 2.000 euro lordi al mese se ne ritrova in tasca oggi 960 che diventeranno 840 quando l'aumento dei contributi sarà a regime. Tutto ciò è incomprensibile se si raffrontato gli stessi redditi con quelli dei dipendenti, ai quali rimangono in tasca 811 euro su mille lordi di partenza e 1.421 euro su duemila lordi iniziali". Esiste dunque, spiega lo studio dell'Osservatorio, "una palese ingiustizia verso le partite Iva 'esclusive' (iscritte solo alla Gestione Separata Inps) che oggi versano il 27% del loro reddito alla previdenza".
"Inspiegabilmente -si legge nello studio- versano più contributi di ogni altro contribuente autonomo (commercianti e artigiani pagheranno il 24% fra 6 anni) e più dei datori di lavoro per i loro dipendenti, la cui contribuzione si ferma al massimo al 24%". "Occorre valutare seriamente, per non perdere altra forza lavoro soprattutto giovane -si avverte- e fortemente scolarizzata, di soprassedere all'aumento della contribuzione della gestione separata almeno per le partite Iva esclusive. Questa misura di giustizia contributiva sulle partite Iva -conclude los studio- riguarderebbe 195.222 persone (dati Inps 2011) che versano 3.700.651.794 euro di contributi annui e costerebbe soli 37 milioni di euro annui in termini di minore incrementi per l'Inps contributivo".
Articlolo scritto da: Adnkronos