Roma, 18 ott. (Adnkronos) – "La F1 è stata una delle ispirazioni seguite da Oracle per vincere l'America's Cup". Michele Stroligo, giovane ingegnere italiano di Oracle Team Usa, svela i principi ispiratori del maxi catamarano che ha vinto la 34esima edizione dell'America's Cup. Nella squadra dei 25 progettisti il più giovane è il 29enne triestino, inserito fra i tecnici nel 2010. Il suo compito è stato quello di progettare scafo e appendici, derive e timoni, indirizzando il gruppo, con valutazioni e test, sulle migliorie da apportare alla barca per raggiungere una maggiore velocità e prestazioni più elevate. "Quello di diventare uno dei progettisti nell'ambito dell'AC e per di più nel team defender, credo sia il sogno di ogni ingegnere navale. E' incredibile lavorare con personaggi di questo livello, come Russell Coutts, James Spithill, Ben Aislie, Tom Slingsby e Mario Caponnetto (capo dell'ufficio CFD, uno dei 7 direttori dell'ufficio design, ndr), un luminare della Computational Fluid Dynamics (CFD). Una persona che ha iniziato con il Moro di Venezia, per passare ad Azzurra e Luna Rossa, e ora ha vinto la sua seconda Coppa America, prima con lo sviluppo dell'ala del trimarano di Oracle a Valencia e ora, uno dei meriti riconosciuti da Coutts in persona quando ha ricevuto la coppa, con lo sviluppo dell'aerodinamica della piattaforma", ha raccontato Stroligo all'Adnkronos. "Abbiamo subito pensato di vedere la piattaforma come il corpo di una vettura di F1. Una volta che ci siamo resi conto delle potenzialità della barca, e quindi la velocità con cui l'aria avrebbe raggiunto la piattaforma e la barca, era necessario immediatamente garantire una buona aerodinamicità – aggiunge – e questa è stata una delle cose che ci ha fatto vincere la Coppa America, rendere la barca agile ed efficiente per quanto riguarda l'esposizione al vento, quindi i pozzetti, l'aerodinamicità delle traverse, sviluppate dal nostro collega francese Francis Hueber che con Mario Caponnetto che hanno lavorato in particolare sull'aerodinamica, mentre io mi sono concentrato di più sulla idrodinamica, quello che succede in acqua". "La sfida progettuale è stata una cosa incredibile. Vedere le ultime regate era un'emozione pazzesca. Abbiamo raggiunto una velocità di punta, di bolina di 36 nodi, e di poppa arrivavamo sui 40-42 nodi e siamo riusciti a smentire coloro che dicevano che con questa barca non era possibile fare match race. Abbiamo visto che gli avvicinamenti e gli ingaggi tra le due barche sono stati emozionanti e questo sarà il futuro", prosegue Stroligo, parlando delle sfide con Team New Zealand. "Io sono un po' di parte ma vorrei porre l'attenzione sul fatto che questa è una classe zero, è una barca appena nata e c'è un numero ridotto di persone che la conoscono, non è paragonabile alle barche che erano a Valencia 2007, che era una quinta versione dell'imbarcazione, e dove progettisti e velisti la conoscevano a memoria. Siamo arrivati alla fine dell'America's Cup con due team molto vicini e c'è stato un finale intenso ed emozionante, differente dalla Louis Vuitton Cup, dove il gap in termini progettuali e di esperienza dei velisti era tale da riuscire a non vedere due barche vicine". Quella finale tra Oracle e New Zealand è stata una sfida conclusasi all'ultima regata con i kiwi che hanno perso quando erano in vantaggio 8-1. "Team New Zealand ha avuto la possibilità di gareggiare e allenarsi molto di più rispetto a noi. Loro avevano già raggiunto probabilmente l'apice della loro barca, cosa che noi stavamo cercando di raggiungere. Noi abbiamo avuto un problema nel primo giorno di navigazione di barca 1, quando abbiamo rotto una delle derive, e questo ci ha provocato un mese di ritardo, poi abbiamo distrutto praticamente l'ala, quando la barca ha scuffiato al suo ottavo giorno di navigazione e abbiamo dovuto aspettare di avere disponibile barca 2". "Ma siamo riusciti – spiega l'ingegnere italiano – ad avere una curva crescente in tutti gli aspetti. Ogni regata migliorava la parte tecnica, le regolazioni e ovviamente anche la capacità dei velisti di portare meglio la barca, e l'idea di non mollare mai ha fatto il resto. Abbiamo a quel punto tirato fuori dal cassetto tutto quello che si poteva e da lì la mentalità è cambiata. Le virate erano il nostro tallone d'achille, dove perdevamo circa 70 metri ciascuna, e New Zealand ce ne faceva fare il più possibile, ma riusciti a risolvere questo problema siamo riusciti a recuperare".All'inizio del 2014 verranno decise le nuove linee guida della prossima edizione, l'auspicio di tutti è quello di avere un nuovo regolamento molto presto. "Credo che attorno a gennaio 2014 dovremo avere il nuovo regolamento e lì si comincerà a parlare del futuro. Io in Oracle mi sono trovato benissimo", dice Stroligo arrivato nel team americano a 26 anni appena laureato. "Nell'estate 2009 ho scritto un articolo per un importante congresso internazionale di ingegneria navale 'Nav2009' che riguardava l'utilizzo di tecniche innovative per il calcolo delle prestazioni degli scafi. Ancora prima di laurearmi, sono stato contattato da Mario Caponnetto, poi dopo la laurea sono stato chiamato per andare a Valencia per iniziare a lavorare e da lì è iniziato tutto". Per quanto riguarda il futuro la strada è tracciata e anche con il nuovo Challenge of record australiano le cose non dovrebbero cambiare. "C'è interesse a far continuare l'America's Cup World Series (quella tipo Venezia e Napoli con gli AC45, ndr) ma molte cose devono essere definite sia riguardo questo circuito (ACWS) che riguardo la 35th America's Cup. Attendiamo più informazioni all'inizio del 2014". "Se ci sarà una certa lungimiranza a livello tecnologico e se le capacità velistiche andranno via via avvicinandosi si renderà tutto l'evento più competitivo. E' importante avere anche team commerciali che non hanno alle spalle dei miliardari", sottolinea Stroligo che, per quanto riguarda i budget, fa un interessante parallelo. "Il nostro budget è vicino ai cento milioni e meno cospicuo che in altre passate edizioni. E circa il 60% di questo va per il personale. Diciamo che è confrontabile – spiega – con quello che due giocatori dei Giants, giocatori di baseball della squadra di San Francisco, guadagnano in tre anni. Con la paga di due giocatori puoi diventare parte di un'attività fantastica. La coppa America è più di uno sport. Chi vince deve possedere capacità organizzative, competenze scientifiche e tecnologiche, velisti talentuosi. In una Coppa America si sviluppano tecnologie e metodi progettuali che forse tra 10 o 20 anni appena potrai trovare nel mondo della nautica comune". Un'analogia è quella dei cambi robotizzati nella F1. "Negli anni 80 i cambi robotizzati sono stati sviluppati per le vetture di F1 e ora (20-30 anni dopo) li trovi anche nelle auto piu' comuni. Da qui la sfida stimolante".La 34esima edizione ha avuto un seguito incredibile di pubblico. "Questa edizione dell'America's Cup, tra l'audience televisiva negli Stati Uniti e nel mondo e coloro che hanno visualizzato le regate su youtube, è stata tra le più viste", prosegue il giovane triestino che fa poi un parallelo con la Barcolana. "La Barcolana ha un grosso pubblico e un grande seguito, parliamo dello stesso sport ma in due declinazioni diverse. Molti membri di spicco del team hanno partecipato alla Barcolana, anche Russel Coutts, in edizioni precedenti, ed hanno apprezzato questo clima. Non escludo che ci possano essere in futuro delle sinergie per mettere insieme lo spirito popolare e un po' meno competitivo della Barcolana con quello della competizione ai massimi livelli dell'America's Cup". "Il futuro è questo, anche se l'importanza del prodotto televisivo det
erminerà il successo e la possibile iniziativa di team commerciali. Tutti i finanziatori che abbiamo avuto alle spalle, come altri team, sono stati fondamentali per lo sviluppo delle imbarcazioni. Quello che si vuole ottenere è una formula che sia attraente a livello televisivo, ma ciò prevede dei vincoli: che le regate non siano più lunghe di 45 minuti, che le imbarcazioni trasmettano al pubblico l'adrenalina e lo stress, e soprattutto non deve essere un evento spot, ogni 4 anni. Una buona idea è quella di andare avanti con le Ac World Series, elemento di successo per la promozione dell'evento". Questa edizione dell'America's Cup è stata anche tragica per la morte di Andrew "Bart" Simpson del Team Artemis. "Quel giorno lo ricordo benissimo – racconta Stroligo – stavamo facendo dei test sull'Ac72 e ad un certo punto è arrivata una chiamata di emergenza sulla nostra radio, rapidamente tre delle nostre barche si sono dedicate a fornire soccorso al team svedese e noi siamo rientrati. E' stata una giornata di lutto per tutto il mondo della vela e ha fatto sì che si puntasse molto di più a determinare procedure di sicurezza per fare in modo che non si ripetesse più un'esperienza del genere, anche se è stato un evento sfortunato. Non penso che il vento sia stato il fattore determinante – conclude l'ingegnere italiano – perché comunque la barca stava navigando sui 15 nodi e non era in una situazione di sollecitazione estrema".