Home Nazionale Ora solare: il geriatra, con meno luce più rischio depressione anziani

Ora solare: il geriatra, con meno luce più rischio depressione anziani

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Roma, 25 ott. (Adnkronos Salute) – Umore in calo per gli anziani con l'arrivo, domenica, dell'ora solare. Con un maggior rischio di depressione per oltre una persona su due. Colpa della riduzione di luce durante il giorno non compensata – per chi ha il sonno fisiologicamente alteranto per l'età – dalla possibilità di prolungare il riposo. "Si piomba improvvisamente nell'inverno, il momento peggiore per gli over 65, che non a caso parlano di 'cattiva stagione'", spiega all'Adnkronos Salute Antonio Capurso, già ordinario di Geriatria all'università di Bari, che sottolinea come i vantaggi che l'organismo più giovane trae dalle lancette spostate un'ora indietro non sono condivisi dai nonni. "Gli anziani – dice l'esperto – 'soffrono' il buio. Quando va via la luce si sentono in pericolo, più ammalati, convinti di non poter avere adeguata assistenza 'perché è notte'. Il momento migliore dell'anno per questa popolazione è l'inizio dell'estate, quando si ha il massimo di ore di luce". Mentre d'inverno i nonni "'sentono' di più le malattie, si lamentano di più. In generale durante la giornata l'imbrunire è il momento 'drammatico': la sindrome del tramonto, infatti, particolarmente marcata negli anziani, è conosciuta dai medici. Ed è tanto più accentuata quanto più sono presenti problei cognitivi o depressivi", sottolinea il medico. Il 'male oscuro', del resto, "è tanto diffuso quanto misconosciuto nella terza età", aggiunge Capurso. "La sindrome depressiva negli anziani – precisa- si manifesta in modo diverso rispetto alla popolazione più giovane. A parte la depressione maggiore, che riguarda il 4-5% dei pazienti, le depressioni medie colpiscono il 50% degli over 65 e sono caratterizzate da alcuni comportamenti tipici. In molti casi si riscontra apatia, in altri aggressività accentuata o lametosità eccessiva, soprattutto per i malanni. Tutto questo, però, è spesso ignorato, dai familiari, dai medici e dai pazienti stessi. Se ci fosse più informazione sarebbe più facile intervenire e migliorare la qualità della vita di tutti", conclude.