Roma, 26 nov. (Adnkronos Salute) – Sono ancora troppo pochi gli italiani in possesso dei sette 'assi salva-cuore', fattori protettivi 'scudo' contro infarto e cardiopatia: pratica di sport, alimentazione corretta, colesterolo, pressione del sangue e glicemia nella norma. Secondo uno studio dei geriatri dell'Università Cattolica e del Policlinico Gemelli di Roma, in media, gli italiani presentano solo quattro dei sette fattori considerati dall'American Heart Association come protettivi, e solamente due individui su cento li hanno tutti e sette. Al contrario, una persona su dieci ne presenta meno di tre. "La ricerca, pubblicata sull''European Journal of Public Health' – spiega Francesco Landi del Dipartimento di Geriatria, Neuroscienze e Ortopedia del Gemelli – analizza i dati raccolti nella campagna di prevenzione promossa lo scorso anno intitolata Controlla il tuo colesterolo". L'iniziativa, svoltasi nei centri commerciali di sette città italiane del Centro-Nord, aveva come obiettivo quello di favorire l'incontro tra i medici e i visitatori dei centri commerciali (quindi persone intercettate nel corso delle normali attività quotidiane), per sensibilizzare la cittadinanza sul tema della prevenzione in ambito cardiovascolare. Attraverso un questionario sulle abitudini di vita e la misurazione di alcuni parametri vitali ed ematochimici, è stato possibile compilare per ciascuno dei 1.110 partecipanti una carta del rischio cardiovascolare. "Attraverso il questionario – continua Landi – è stato possibile valutare l'attività fisica svolta, il rispetto di una dieta adeguata e l'abitudine al fumo di sigaretta. Inoltre è stata eseguita la misurazione della pressione arteriosa, dell'indice di massa corporea (Bmi), della glicemia e del colesterolo (questi ultimi analizzando una goccia di sangue capillare prelevata dal dito)". I determinanti di salute cardiovascolare indicano l'assenza di quelli conosciuti da tutti col nome di fattori di rischio. Questa espressione è stata introdotta recentemente dall'American Heart Association e individua i sette fattori ideali per una buona salute cardiovascolare (comprendenti stili di vita e parametri biologici), il rispetto dei quali, negli Stati Uniti, è stato dimostrato abbattere significativamente il rischio di temibili eventi, quali l'infarto del miocardio e l'ictus. "La nostra ricerca – spiega Landi – aveva come obiettivo quello di stabilire quanti e quali determinanti di salute cardiovascolare vengono rispettati tra la popolazione di un paese mediterraneo quale l'Italia. Il campione, costituito per il 56% da donne, comprendeva 1.110 italiani, di età media pari a 56 anni. Dall'analisi dei dati è emerso che, in media, i partecipanti allo studio presentavano quattro dei sette fattori considerati dall'American Heart Association come protettivi e che solamente due individui su cento li presentavano tutti e sette. Al contrario, una persona su dieci ne presentava meno di tre". La presenza di valori glicemici accettabili è risultato il parametro ottimale più diffuso nel nostro campione (96%). A seguire, l'astensione dal fumo di sigaretta e il rispetto di una dieta che tiene conto di una regolare assunzione di frutta e verdura, sono risultati gli stili di vita maggiormente seguiti (rispettivamente nell?84% e nel 76% dei casi). La stessa cosa non si può dire del rispetto di una regolare attività fisica. Infatti solamente una persona su due ha dichiarato di fare attività fisica almeno due volte a settimana, con una netta e preoccupante prevalenza di sedentari tra le fasce d'età più giovani. E ancora: una persona su due è risultata in sovrappeso o francamente obesa. Ma il dato più eclatante riguarda la pressione arteriosa e il colesterolo: infatti, solamente tre persone su dieci presentavano valori di colesterolo oggi ritenuti normali (200 mg/dl) e due persone su dieci valori pressori adeguati (120/80 mmHg). "Tra i risultati stupisce lo scarso controllo dei valori pressori e di colesterolo, due dei fattori di rischio più facilmente individuabili e aggredibili attraverso la correzione degli stili di vita e i trattamenti farmacologici che, almeno nell?ambito della nostra popolazione, sono risultati trascurati e spesso misconosciuti", afferma Landi. I risultati di questo studio parlano chiaro: in Italia siamo ancora lontani dagli standard suggeriti dalle comunità scientifiche internazionali in tema di controllo e prevenzione del rischio cardiovascolare.