Roma, 12 nov. (Adnkronos Salute) – Il diabete di tipo 2 ha ormai assunto proporzioni pandemiche e non solo nei Paesi industrializzati. Nella sola Italia almeno il 5% della popolazione generale presenta questa condizione. Eppure, non tutte le persone che presentano fattori di rischio per diabete poi sviluppano questa condizione. Ora una ricerca condotta a quattro mani dai ricercatori del Policlinico Gemelli di Roma e del Joslin Diabetes Center dell'Università di Harvard (Boston) svela in che modo alcune persone riescono a difendersi dal diabete di tipo 2. Lo studio, pubblicato online su 'Diabetes' getta luce sulla presenza, in alcune persone, di scudi di protezione anti-diabete: delle speciali cellule 'trans'. "L?idea di questo studio – spiega Andrea Giaccari, associato di Diabetologia del Gemelli, consigliere nazionale della Società italiana di diabetologia (Sid) e coordinatore del gruppo di ricerca italiano – nasce da una domanda postami da Gennaro Clemente, della grande scuola chirurgica di Gennaro Nuzzo". Il collega chirurgo infatti, pur eseguendo sempre la stessa tipologia di intervento per asportare i tumori della testa del pancreas, ha avuto modo di osservare che alcuni pazienti escono dalla sala operatoria con il diabete, mentre altri no. Perché? Giaccari ha dunque deciso di studiare in modo approfondito questi pazienti, per scoprire cosa li differenziasse. Molti dei pazienti sottoposti all?intervento di pancreasectomia infatti, pur avendo 'sulla carta' tutti i fattori di rischio per sviluppare diabete, mantenevano anche dopo l?intervento una glicemia perfettamente normale. Per capire cosa succedeva Teresa Mezza, giovane ricercatrice del Gemelli e primo nome del lavoro, ha esaminato nei laboratori di Boston, dove si trova grazie ad una borsa di studio della Società Italiana di Diabetologia, la porzione di pancreas asportata chirurgicamente. "In questo modo – afferma Giaccari ? siamo riusciti a scoprire che alcuni pazienti erano in grado di difendersi dal diabete creando nuove cellule produttrici di insulina, attraverso la trasformazione (il termine tecnico è 'trans-differenziazione') delle cellule del pancreas produttrici glucagone, in cellule che producono insulina. Sono proprio queste cellule 'trans' a permettere a queste persone di mantenere la glicemia normale, nonostante la presenza dei fattori di rischio". "Con questo lavoro – prosegue Giaccari – abbiamo evidenziato che le cellule alfa aumentano di numero, si 'sdifferenziano', cioè regrediscono a uno stato primordiale, perdendo la memoria di quello che sono, e in seguito si ri-differenziano in cellule beta, che producono insulina. In altre parole, le cellule alfa che producono glucagone, seguendo un comando ancora ignoto ma già riprodotto in vitro, cambiano completamente vocazione, trasformandosi in produttrici di insulina. Con questo meccanismo alcune persone riescono spontaneamente ad evitare il diabete". Ed è anche possibile ipotizzare che la perdita di questo meccanismo sia alla base di alcune forme di diabete. "Il prossimo passo – annuncia Giaccari – sarà di proseguire questo filone di ricerca sul modello animale, per arrivare a identificare i meccanismi molecolari alla base di questa trans-differenziazione per poi verificarli nell'uomo. L'importanza dei risultati di questo studio ci ha spinto tuttavia a condividerli subito con tutta la comunità scientifica. La ricerca è particolarmente innovativa perché non studia i meccanismi che conducono al diabete, ma come poterlo evitare, nonostante la presenza di fattori di rischio. Capire i meccanismi che permettono di difendersi dal diabete potrà consentire un giorno di riprodurli e di sfruttarli a fini terapeutici. Dobbiamo insistere su questa nuova strada ? conclude Giaccari – sono certo che ora, oltre a noi, molti laboratori nel mondo la seguiranno, e la soluzione si troverà. Nel frattempo, la prima terapia resta sempre il ritorno alle origini: attività fisica ed alimentazione sana". "L'esito di queste ricerche – commenta Stefano Del Prato, presidente della Sid – è un successo anche della Società italiana di diabetologia, che ha finanziato la borsa di studio della dottoressa Mezza. Per combattere il dilagare del diabete è fondamentale promuovere la prevenzione, la migliore assistenza e l?aggiornamento continuo degli operatori sanitari. Ma la vera soluzione, la cura definitiva del diabete, potrà essere trovata solo attraverso la promozione ed il finanziamento della ricerca. E questo è e rimane il nostro primo obiettivo come società scientifica. I risultati di questo studio – conclude – rappresentano un ulteriore passo in questa direzione".