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Marrakesh, prosegue fino al 30 novembre mostra giovani designer

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Marrakesh, 15 ott. (Labitalia) – Ricamo, tessitura, lavorazione del cuoio, ferro battuto; rame e ottone; lavorazione del legno e intarsio; ceramica, passameria; feltro. Sono tutte abilità artigianali che fanno parte della storica tradizione dei maestri (e delle maestre) di Marrakesh, ma che fanno anche parte di molti dei saperi degli artigiani italiani. E' partita da qui l'idea di Share(D)esign – Design per lo sviluppo locale sostenibile, un corso di perfezionamento organizzato dal dipartimento di Architettura dell'Università di Firenze (direttore del corso: Giuseppe Lotti), Esav, Ecole Supérieure des Arts Visuels de Marrakech-Département Design Graphique et Media Design (direttrice Florence Robert-Vissy) e Cfqmam, Centre de Formation et Qualification dans le Métiers de l'Artisanat de Marrakech. Al corso, che si è appena concluso a Marrakesh, hanno preso parte 39 giovani diplomati in Architettura o Design industriale (di cui 24 italiani e 15 africani provenienti da Marocco, Camerun, Benin). Sette borse di studio sono state offerte a studenti marocchini dall'Esav grazie al contributo del progetto europeo Artimed, cofinanziato dal ministero degli Affari Esteri e dal ministero per lo Sviluppo Economico.Dopo 5 settimane di lavoro fianco a fianco con gli artisti-artigiani della Medina, il cuore della città di Marrakesh, i ragazzi hanno prodotto lavori e prototipi che sono stati riuniti in un'esposizione che proseguirà fino al 30 novembre, nella Fondation Dar Bellarj, già sede dell'Esav nel cuore più antico e vero della Medina di Marrackech. Questo prestigioso sito fu l'antico ospedale delle Cicogne, secondo una narrazione popolare per cui un artigiano che vi lavorava aveva il dono di curare gli uccelli ammalati e soprattutto le cicogne considerate sacre dalla cultura locale. Una giuria, presieduta da Mohammed Hafd Allah (direttore Cfqmam), ha visionato i prodotti esposti e ha assegnato dei premi. Il primo premio (400 euro) è andato al progetto 'Vassoio', disegnato da Michela Bartolozzi e Jawad Echerradi e realizzato dal maestro della lavorazione dell'ottone Hassan Bounser e dagli apprendisti della sua bottega, Abdelhadi Lakchiaa, Abdeljebar Khaba, Boujemaa Bari, Hassan, Fairouz. Michela e Jawahd hanno pensato e disegnato un vassoio la cui forma irregolare riproduceva in scala l'esatta piantina della Medina, con tanto di aperture e porte nel bordo e i quartieri incisi nel fondo. Il 2° premio (300 euro) è andato all'opera 'Mere' ('Mare' ndr), della giovane designer Sara Parenti (artigiano Abdeslam Khaloufi); il 3° premio (100 euro) è andato ex aequo a 'Noj(oum)' dei designers Ilaria Bertini, Costanza Gonfiantini, Martina Lucchesi, Benedetta Storai realizzato da Hassan Bounser e la sua bottega, e a 'Habille le tabouret', designer Maddalena Vantaggi, artigiano Abdellah Tasghouni.Ci sono stati poi premi accademici assegnati dai docenti universitari (il primo posto è andato all'opera 'Viceversa' dei designers Rebecca Rossi, Cristiana Lucia Ballisto, Maha Elmadi) e dei premi speciali assegnati dalla giuria dei giornalisti presenti all'inaugurazione della mostra: la prima classificata è stata la giovana marocchina Randa Labdaoui, che con il suo progetto 'Amwaje' ha declinato vari oggetti con il materiale del feltro.Tutti i progetti di Share(D)esign nascono da un incontro e uno scambio tra culture e saper fare diversi. L'intento è quello di recuperare una tradizione molto forte e importante e di farla diventare un elemento di competitività e di sviluppo attraverso il contributo del design e dell'innovazione. I progetti realizzati a 4 mani e più da designer e artigiani, hanno cercato di portare un valore aggiunto nell'utilizzazione dei materiali, innovando tecniche e forme e cercando di ridare agli oggetti quel valore intrinseco che va al di là della pura funzione. Il progetto ha suscitato un grandissimo interesse tanto che altre associazioni, come la Fondation Orient Occident con il programma Migrantes du Monde, l'Association Dar Bellarj pour la culture au Maroc, così come artigiani e designer di Marrakech, hanno prestato il loro lavoro per la realizzazione dei prototipi: è il caso dell'Atelier Tadert Titbirine di Brigitte Perkins e di Art Ouarzazate di Samad. Ora i prototipi, di proprietà dei promotori, verranno esposti a mostre e potranno essere riprodotti sia dai designer, sia dagli artigiani (a nome di entrambi) in un'ottica di open source design. Già dopo l'inaugurazione della mostra alcuni prodotti sono stati richiesti da Riad e da attività per essere messi in commercio: e per i ragazzi di Marrakesh e italiani si apre ora un futuro di lavoro.