Roma, 29 nov. (Adnkronos) – Ventiquattro favole per raccontare Maria Callas, icona di stile, icona di voce. Così Roberta Maresci, in occasione dei novant'anni dalla nascita della 'Divina', racconta in 'Maria Callas' (Gremese) la vita di una delle più grandi cantati liriche di tutti i tempi. Da 'Cenerentola' a 'Barbablù', da 'I musicanti di Brema' a 'Il soldatino di piombo', la storia della Callas è quella di un brutto anatroccolo diventato cigno reale. È il romanzo di un soprano specializzato sia nel canto di forza, che nel canto acrobatico. Donna vissuta d'arte e d'amore, è morta in grande solitudine prematuramente. Nata grassa e femmina, non fu mai accettata dalla mamma che, vedendo in lei la gallina dalle uova d'oro, la spinse a esibirsi in stamberghe piene di soldati e, invano, a farla prostituire. Insonne, miope e affetta da dermatomiosite, fu grafomane, ambiziosa, perfezionista e di grande carattere. Lo dimostrò sempre, anche quando la sarta Biki disse di ritornare in atelier con almeno 30 chili in meno. E così fu: colpita nell'orgoglio la Callas reagì da leonessa. Con determinazione feroce si chiuse nella sua camera, appese una foto di Audrey Hepburn e iniziò una dieta drastica. Leggenda vuole che fu una tenia ingoiata bevendo una coppa di champagne a farle tramutare il ventre matronale in vitino da vespa. Con grande sacrificio comunque, perché era una patita del cibo. Da brava massaia, annotava le ricette dei suoi piatti preferiti ovunque andasse. Mito di stile, divise in due ere la storia dell'opera: "a.C. e d.C., cioè prima della Callas e dopo la Callas", come lei stessa diceva parlando di sé in terza persona. Evitando sempre di raccontare dettagli su Omero, il figlio avuto da Aristotele Onassis, partorito con il cesareo all'ottavo mese e vissuto solo un giorno.