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Le imprese italiane prevedono tagli per i prossimi 12 mesi

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Milano, 15 lug. (Labitalia) – Nonostante il livello di disoccupazione in Italia sia ai massimi storici, la nuova ricerca condotta nell'ambito del Grant Thornton International business report (Ibr) rivela che le imprese italiane prevedono ulteriori tagli di posti di lavoro nei prossimi 12 mesi. I dati indicano infatti che, dato il calo della domanda e il persistere della crisi dell'eurozona, imprenditori e manager temono di dover ridurre personale e investimenti. La ricerca è stata condotta nel maggio 2013 su un campione di oltre 3.200 dirigenti, amministratori delegati, presidenti e altri membri del top management di aziende quotate, così come di piccole e medie imprese di tutti i settori produttivi in 44 paesi in tutto il mondo. Il campione italiano è costituito da 50 imprenditori e manager.La percentuale di imprese italiane che prevede di assumere nei prossimi 12 mesi si attesta a -16% (il che indica che sono di più le imprese che prevedono tagli di quante prevodono assunzioni), leggermente al di sotto della media europea (-11%). E non si tratta di un errore nei dati: la percentuale media degli ultimi 4 trimestri di imprese intenzionate ad assumere è pari a -10%. Questo dato arriva subito dopo la notizia che a maggio la disoccupazione ha raggiunto quota 12,2%, il livello più alto dal 1977 e la disoccupazione giovanile ha toccato quota 42%, anche in questo caso un livello record. Per Giuseppe Bernoni, managing partner di Bernoni Grant Thornton, "l'Italia è ancora nell'occhio del ciclone della crisi dell'Eurozona". "L'economia – spiega – è in recessione da più di un anno e mezzo e per il 2013 è prevista una contrazione dell'1,4%. Le misure di austerità, i tagli di spesa e il calo della domanda sono tutti fattori che stanno rendendo difficile la vita alle imprese, che si trovano costrette a tagliare i costi e il personale, i giovani in primo luogo, ne sta pagando il prezzo". La percentuale di imprese che cita il calo della domanda come problematica è aumentata nettamente nello scorso trimestre, salendo a 72%, contro una media del 52% negli ultimi 4 trimestri e una media in Europa meridionale del 60%. La maggioranza delle imprese prevede ora anche un calo degli investimenti in impianti e macchinari (-10%) e in nuovi fabbricati (-8%). Imprenditori e manager in Italia rimangono pessimisti sulle prospettive economiche generali: la percentuale di ottimisti è pari a -20%, portando l'Italia al quartultimo posto tra i 44 paesi coinvolti nell'indagine, davanti a Spagna (-50%), Francia (-46%) e Paesi Bassi (-42%). Nell'Eurozona infatti la percentuale di media di ottimisti si attesta a -8% con segnali positivi di ottimismo per Germania (45%), Grecia (16%, dal -2% dello scorso trimestre) e Irlanda (36%, anche se in calo dal 50% dal trimestre precedente). A livello globale, la percentuale di ottimismo rimane invariata rispetto al trimestre precedente a 27%, con miglioramenti in Giappone (da -2% a 8%, dato per la prima volta positivo dal 2003), dove l'economia è cresciuta del 4% nei primi tre mesi dell'anno grazie alle riforme apportate dal primo ministro Abe, con una crescita dell'indice Nikkei dell'80% nel semestre successivo alla sua elezione, Regno Unito (da -1% a 35%) e Usa (da 31% a 55%), controbilanciati dal calo di fiducia della Cina dal 25% al 4%, complice il calo delle esportazioni nell'eurozona.Per quanto riguarda gli altri paesi, in Brasile la percentuale di ottimisti è scesa leggermente dal 48% al 43%, con una crescita economica pari allo 0,9% nel primo trimestre e il tasso di inflazione salito al 6,5%; anche in India, dove l'economia è cresciuta del 5,5% nel primo trimestre 2013, la percentuale di ottimisti è scesa leggermente da 78% a 75%; infine, un calo di ottimismo più marcato è fatto registrare dalla Russia, da 53% a 28%. Tra i più ottimisti figurano due paesi dell'America latina: Cile (88%) e Perù (86%).